Piazza Politeama

Quarto ed ultimo racconto su Setteperuno. Ne approfitto per ringraziare la redazione per l’invito e l’ospitalità 🙂

Avevo sempre avuto il desiderio di lasciare Palermo. E negli ultimi anni il desiderio era diventato sempre più pressante: avrei voluto una città dove non dovevo fare lo slalom tra la munnizza quando uscivo il sabato sera, dove non dovevo attaccare tre-catenacci-tre al motorino, dove la mattina non dovevo svegliarmi con il carretto con quello che abbanniava “accattativi i patati” e la sera non dovevo andare a dormire con il vicino parcheggiato sotto casa con lo stereo che spargeva nel quartiere la voce di Toni Colombo e varie altre sonorità ricercate (dai carabinieri, forse).

Con tutta la buona volontà, solo a piccole dosi riuscivo ad apprezzare questi aspetti quasi arabi della città dove ero nato, cresciuto e fidanzato. E (secondo le previsioni della za’ Nina, maga della zona nonché venditrice di corredi) dove mi sarei maritato, fatto tre figli e schiattato serenamente nel mio letto.

Le previsioni della za’ Nina, un contratto a tempo determinato in un’agenzia pubblicitaria piena di squali, murene e minchie marine, e ovviamente l’amore per Annalisa mi avevano reso prigioniero fino a quel momento in una città che mi offriva ogni giorno nuovi motivi di lagnanza.

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(foto mia)

Via Candelai

Penultimo raccontino su SettePerUno, tra i locali di via Candelai, uno dei punti di ritrovo della Movida di Palermo, a cui sono molto affezionato per inevitabili rimembranze universitarie.

Qualcosa non quadrava: a conti fatti, era impossibile che Valerio, detto Apache, avesse partecipato alla Guerra del Golfo. Sarà per il suo aspetto che ‒ beato lui ‒ lo posizionava in un’età indefinita tra i 30 portati così così e i 40 portati bene, ma quando raccontava, perdendosi in dettagli, missioni militari e avventure degne dei peggiori film propagandistici hollywoodiani non lo si riusciva a prendere sul serio.

Ce n’era una, in particolare, che aveva fatto quasi intenerire la band: durante una tempesta di sabbia nel deserto di chissàdove, Valerio si era rifugiato dentro un elicottero da guerra Apache insieme a una giornalista svedese da cartolina. E ovviamente, era stata la notte di sesso più lunga, passionale e focosa di tutta la storia della Mesopotamia, della Svezia e della Sicilia. Valerio da allora era stato soprannominato “Apache”, prima segretamente, poi sottilmente, poi spudoratamente, da tutti gli amici di sempre, i colleghi all’Inps (nella vita reale era un comunissimo impiegato) e anche dai membri della band (che si guardavano bene dal chiamarlo così sul palco, però).

Se bravo non era a condire le sue minchiate, Apache era bravissimo però al basso.

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(foto da Balarm.it)

Via dei botti

Nuovo raccontino su SettePerUno, stavolta ambientato in una via della Kalsa quasi di fantasia. Buon tour di Palermo così com’è (più o meno).

Non era un botto qualunque. Da quando aveva preso quell’appartamento (termine quanto mai generoso) alla Kalsa, Paolo era in grado di distinguere almeno 10 tipi di botti diversi, e quello non era un fuoco d’artificio. La tessera immaginaria di esperto veniva rinnovata ogni anno. La stagione partiva intorno ai primi di settembre: solo l’antipasto prima del rush finale entro capodanno, che culminava in una caotica orchestra di esplosioni e colori sincronizzata alle 00:00 dell’anno nuovo. E, ogni volta, lo spettacolo di quella che era stata soprannominata “Via dei botti” era un trionfo di Santa Rosalia. Poi quegli scoppi andavano diradandosi, più o meno fino a metà febbraio, in modo che le scorte si esaurissero e l’economia del quartiere fosse pronta a ripartire intorno a quel fortunato business. Oltre al contributo economico in fatto di visite ai retrobottega della zona, gli scoppi accrescevano la creatività degli abitanti della zona. Ogni sussulto dovuto a uno scoppio veniva accompagnato da una nuova offesa: dal più classico “teste di minchia” al più religioso “figghi ru riavulu”, passando per il più colorito “avissiero mòriri di diarrea”.

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Scrivere

Sono le 11:45 e ho tre notizie. Per cominciare, oggi firmerò il contratto per il prossimo libro per Beccogiallo… maggiori dettagli presto, prestissimo. Il libro su Peppino Impastato sta andando così bene che è già alla seconda ristampa. Inoltre, a partire da oggi ogni mercoledì di questo mese di febbraio troverete un mio raccontino ambientato a Palermo sul bel sito www.setteperuno.it. Ogni storiella vorrebbe essere un assaggio dolceamaro di una via in particolare di quella città così complicata dove ho vissuto sette anni (!).

E sempre in tema di scrittura, ma a ben altri livelli, oggi pomeriggio alle 18:00 il maestro James Ellroy incontrerà il pubblico alla Fnac di Torino. Il modo ideale per festeggiare l’uscita del terzo capitolo della trilogia che è partita con American Tabloid e proseguita con Sei pezzi da mille, raffiche di crudezza e lezioni di scrittura, che mescolano Storia e storiacce.