Giochi da grandi

Un’email di un carissimo amico mi fornisce l’assist per una spiegazione a una mia uscita nel post precedente, quando parlo di cosplayer e videogamers. “Mi ha un po’ stranito leggerlo scritto da te, che mi sei sempre sembrato un ‘campione’ in fatto di democraticità e apertura mentale!”, mi scrive, ed effettivamente, forse perché c’avevo preso la mano, forse perché ero ancora stanco, ho usato qualche imbecille di troppo.

In effetti, il mio indice dovrebbe essere puntato più che verso gli utenti finali, verso l’infelice decisione logistica di piazzare in quello snodo, uno dei due passaggi più stretti del percorso del Comicon, le postazioni per Guitar hero, con tanto di palchetto, e per le consolle. So bene lo sforzo che alino & Co. fanno ogni anno per far quadrare il cerchio con una struttura difficile da gestire come il primo piano di Castel Sant’Elmo, che un anno per la pioggia, un anno per il numero di stand in crescita, deve sempre fare i conti con questioni logistiche. Magari per l’anno prossimo può essere utile per gli amici napoletani segnarsi questo appunto. D’altra parte, resto perplesso che chi vada ad una fiera, magari sfuggendo all’Hikikomori, si piazzi davanti ad una consolle. Mi lascia ancora più che perplesso il fatto che dietro il videogiocatore ci sia una massa di 15 persone che lo guardano giocare (o play, nel senso esteso, se c’è guitar hero) per diversi minuti. Lì, la parola “idiota” sorge spontanea, specie quando al decimo “permesso, fatemi passare” il soggetto in questione ha ancora lo sguardo di chi fissa l’ipnorospo e non vuole spostarsi.

E lì, è vero, è un problema di educazione (o l’ipnorospo). Visto che è più facile creare uno stanzone ad hoc come area games piuttosto che insegnare l’educazione a una generazione di geek, forse in futuro sarà meglio fare così.
I miei due cents, sia ben chiaro.

Riguardo i cosplayer: nessun pregiudizio. Battutine dopo cena al bar quanto ne volete, per carità, ma li guardo con affetto e simpatia. Se non avessi questa panza, residuo dei bagordi universitari, anch’io mi vestirei da Wolverine alle fiere. E guardo con tenerezza certi soggetti, con esplicita richiesta di mettersi in posa per foto che custodisco in archivio e ogni tanto pubblico anche su queste pagine (vedi sopra, da Lucca 2006).

Però. Sembra che la dimensione della spada o dell’armatura sia direttamente proporzionale alla capacità di piazzarsi in mezzo al passaggio nella posa più figa, che solitamente comporta un’orizzontale distensione della spada. Quest’anno a Napoli ho rischiato la vita un paio di volte, e anche lì, è una questione di maleducazione. In un corridoio largo due metri, se mi piazzi davanti lo spadone di due metri e mezzo, o ci sbatto il muso o ti mando a quel paese poco prima di sbattercelo. Anche lì, questione di educazione (mia e del Berserk di turno).

Ora. Capisco bene che i cosplayer permettono di staccare tanti biglietti (e conseguentemente anche di finanziare, ad esempio, mostre per me interessanti), e magari porterebbero in fiera potenziali lettori. Certo, mi spiace un po’ che anche una fiera “autoriale” e sempre puntata più sulla cultura che sullo spettacolo come Napoli sia ormai invasa dai cosplayer – e intendo letteralmente invasa: al momento della gara, nella stanza editori, allo stand Beccogiallo Guido teneva con sforzo le librerie dello stand, mentre io tenevo d’occhio le pile di libri pronte a cascare per la calca.
Credo che diventerò più comprensivo quando vedrò più educazione. O quanto meno, una sistemazione degli spazi tale che la quadratura del cerchio accontenti tutti.

Tutto esaurito

Sì, perché le fiere diventano sempre più stancanti, specie quando si susseguono dopo così poco tempo (la settimana scorsa ero a Torino Comics) sia quando le cose da fare sono tante (a Napoli mi sono diviso tra lo stand BD e Beccogiallo). Ma sopratutto, tutte esaurite le copie di Peppino Impastato – un giullare contro la mafia portate in fiera (entro domenica, intorno alle 16:30). Abbiamo sfiorato il centinaio, cifra assolutamente ragguardevole per un prodotto del genere ad una fiera come Napoli, e sbancato il precedente record beccogiallesco per il Comicon. I primi commenti sono molto positivi, la mostra è stata un successo (e molte persone si sono presentate allo stand dopo averla ammirata), anche la presentazione di venerdì mattina, nonostante qualche piccolo intoppo iniziale (dopotutto, era la prima conferenza della fiera), è andata bene e gli studenti che hanno partecipato all’auditorium sembravano interessati e coinvolti.

Oltre a tutto questo, è stato un enorme piacere incontrare i tanti amici giunti a Napoli da tante parti d’Italia (e anche stavolta cerco di non fare nome, non sia mai che si indispettisca qualcuno), provare a reggere i dopocena nonostante la stanchezza e le pizze sullo stomaco, mangiare divinamente e bere sproporzionatamente, ospitare Francesco Ripoli e Roberto Recchioni allo stand BD, chiacchierare con i curiosi sui retroscena del fumetto su Peppino.
Un po’ meno piacevole la ressa fuori (alla faccia della crisi) e la sistemazione dei videogame nella stanza più stretta e meno indicata, creando un imbuto intriso di sudore grazie a quegli imbecilli che stanno diversi minuti fermi a guardare altri imbecilli che giocano diverse ore alla xbox (dopo essersi probabilmente appena staccati dalla xbox di casa) e ai cosplayer che, come spesso accade, decidono di mettersi in posa nei posti più stretti e scomodi (specie se dotati di maschere ingombranti, spade o altre cose del genere).

Al di là di tutto questo, devo ringraziare alino, Antonio, Chiara e Claudia, miei principali referenti in questa edizione, per la disponibilità, la cortesia e l’impegno, nonostante le mille fonti di stress, e Giovanni, Simone e Giacomo per l’aiuto allo stand e sopratutto Guido e Federico per lo sforzo nello spingere Peppino e nel trattarci da signori (a noi che siamo tutt’altro che tali) non solo offrendoci vino e taralli, ma anche producendo questi adesivi dalle reminiscenze addiopizziane:

Il debutto di Peppino è stata un’occasione per il microcosmo fumettistico e per alcuni lettori attenti di accorgersi del talento di Lelio (oltre che della sua indubitabile bella presenza). Lelio è stato davvero un grande, facendo bella figura alla presentazione e disegnando credo sul 90 % dei volumi venduti.

A conti fatti, un’altra bella edizione per una convention a cui tengo molto e un ottimo punto di partenza per Peppino. Speriamo che ci porti bene.