Forse è la volta buona…

Dite che abbastanza italiani si sono rotti la minchia?

(dal Giornale di Sicilia del 20 agosto)

U’ Suitanu

“Ci sei andato a vedere il panfilo del sultano?”
No.
“E a vedere il concerto che ha organizzato a Piazza Massimo ci sei andato?”
No. Manco lui c’è andato se è per questo.
“Ma lo sai che il sultano ha donato 5 mila Euro all’Ospedale dei bambini?”
Ma va? Potremmo farlo Assessore regionale alla Sanità.
“E’ come in una fiaba.”
Ma va a cagare!
Caro palermitano, ancora una volta sei vittima dei tuoi stessi stereotipi. Una fiaba? Che fiaba è quella dove una ressa di persone dietro una rete di protezione fa fotografie con il cellulare a degli sguatteri che lucidano una barca? Da bambino cosa ti leggeva tua madre prima di andare a dormire, le etichette del Dash?
A Palermo, come persino il Tg1 ha riferito oggi, l’argomento della settimana è il sultano del vattelappesca che ha ormeggiato al porto della città (imponendo una serie di restrizioni assurde come l’occultamento dell’insegna del bar) il suo chilometrico barcone. Ha scaricato una pletora di ministri e lacché in giro per la città a spendere un po’ di quattrini, mentre se ne sta rintanato nella sua barca. Ha portato ancora più dindini nella zona bene della città (furbo Sulta’, ci sono ancora i saldi!), con shopping e conti salatissimi nei ristoranti (pare) e ha fatto importanti donazioni all’Ospedale e al Conservatorio (pare). I suoi ministri (ma non lui) sembra abbiano incontrato le autorità locali (già immagino certe scene comiche…). Pare ci sia in ballo la costruzione di un “qualcosa” da “qualche parte” con in ballo “un mare di soldi”.
Questa visita, condita di leggende metropolitane e chiacchiere da bar e da tg locali, ha scatenato i palermitani, che si affollano sul molo per fotografare il panfilo e provare a sbirciare, o alcuni, intraprendenti, a chiedere soldi (?), lavoro (??) o case (???). Lo yacht del sultano si è sostituito, per una volta, a Palazzo D’Orleans, sede della presidenza della Regione, facendo tirare un sospiro di sollievo ai nostri governanti locali che possono tornare a non fare un cazzo impunemente in vista della lunga pausa d’agosto. Se resta ancora qualche giorno rischia di trovarsi gli striscioni dei forestali appesi all’albero maestro. Con quel concerto, intanto, si è sostituito all’amministrazione comunale che anche quest’anno non è riuscita a realizzare eventi estivi a Palermo.
È davvero incredibile che la disperazione (o l’illusione) porti la gente a credere che basta sporgersi dal molo e che qualcuno con la mano ingioiellata elargisca dollaroni. Non mi stupirei se qualche palermitana, come in un “Veline” in salsa araba, si fosse proposta per entrare nell’harem del sultano.

La catena che ci lega al tavolo

Avevo promesso una catena che avrebbe cambiato per sempre la storia delle catene bloggose fumettose. Ed eccovela qua. Stavolta niente di puccioso o lagnoso o troppo privatoso, ma una catena che ha bisogno di un pizzico di egocentrismo e di una macchina fotografica.

LA NOSTRA POSTAZIONE DI LAVORO

Fotografa la tua abituale postazione di lavoro (o le tue, nel caso ne hai più di una), indicando sommariamente cosa c’è e a cosa ti serve. Poi invita alla catena altre cinque persone e sacrifica un numero di Kill Killer alla dea Kalì.

E per la prima volta, comincio io.

Da come potete facilmente intuire dalla presenza del computer, questa è la scrivania dove passo più tempo. Ci sono le uniche action figures che posseggo (Locke, GL di Ross e Leonida), il premio Micheluzzi vinto con Ilaria Alpi, delle casse per il computer o l’Ipod, un bicchierino regalatomi da un caro amico e una tazza dove tengo penne, evidenziatori, matite etc. Particolare, sulla tazza ci sta disegnato un toro che incapretta una mucca gonfiabile.
Appeso alla libreria (ai due lati della scrivania ci sono due librerie stracolme di fumetti e libri) c’è una foto del mio bis-nonno militare a Lampedusa durante la Guerra Mondiale. Mi piaceva come atmosfera e significato, ed è un regalo di mia nonna. Alla parete il poster di Pulp Fiction e parte del calendario di Hokusai dell’anno scorso che tengo ancora appeso perché bellissimo. Sul tavolo, tra post it e foglietti volanti con appunti vari, il soggetto del fumetto che sto progettando in queste settimane e la bozza della grafica del mensile dell’Università.

Di questo angolino vi avevo già parlato. Fino a qualche tempo fa poggiavo qui il computer, ora preferisco l’altra postazione per varie questioni di comodità. Qui però tengo ancora le varie carpette e carpettine, alcuni dei libri che consulto più spesso, lo scanner (a riposo) e quotidiani e riviste. Il cassetto è pieno di block notes. Alla parete, il poster del Rocky Horror Picture Show e una fotocopia di pagina 2 di Ilaria Alpi.

Incatenato…

Non posso esimermi. E’ una catena semplice, e per di più sono stato invitato da uno che aggiorna il blog ogni morte di papa (toccati, Joseph) e un altro che c’ha un blog da tipo una settimana. Vorrà significare qualcosa no?

Le regole sono semplici:

1 – Indicare il Blog che vi ha nominato e linkarlo (basta cliccare su due link su)
2 – Inserire le regole di svolgimento (queste qui)
3 – Scrivere sei cose che vi piace fare (sta giù)
4 – Nominare altre sei persone che proseguano la catena (giù)
5 – Lasciare un commento sul blog dei sei bloggers prescelti (troppa fatica)

Le cose che mi piace fare:

1 – Brontolare quando la gente attorno a me scontrasta.
2 – Sbrasare la scherla, assolutamente.
3 – I giorni dispari, ravanare nelle dorle stando attento ai cordoli.
4 – Cucinare (e ovviamente mangiare) il cortino trentoso.
5 – Dire alle ragazze che conosco un tipo con un enorme callifrago.
6 – Andare con Ciccio Porotti e Giulio La Franza a svaligiare i cannoli!

Coinvolgo in questa entusiasmante catena:
Silvio Berlusconi, Bobby Maroni, Mara Carfagna, Giulio Tremonti, Stefy Prestigiacomo, Umberto Bossi.