Ritratti

Qualche mese fa vi segnalavo questo sito. Dello stesso inquietante tenore è Awkward Family Photos, raccolta di foto scattate da famiglie americane più o meno trash. Si va dai ritratti di famiglia che in cerca di originalità diventano tristi o ridicoli, a foto imbarazzanti come quella dello zio che riceve un copriwater per Natale. For your dirty pleasure.

"I bambini! Ma nessuno pensa ai bambini?!"

Questa notizia mi offre lo spunto per segnalarvi, finalmente, uno di quei siti a cui faccio riferimento nei momenti in cui mi sento giù.

Why the f*** do you have a kid raccoglie testimonianze iconografiche su situazioni quantomeno imbarazzanti per i genitori e a volte persino distruttive per i figli e ci fa tremare per quello che ci aspetta grazie alle prossime generazioni.

Un po’ di esempi, per qualche brivido e qualche sorriso:

Questo blog vi è stato offerto da Dharma Initiative

Gennaio è lontano, e anche se a settembre ricominciano alcune delle serie TV (almeno da me) più attese, niente può reggere il paragone con l’impazienza per sapere come va a finire Lost e come sarà quest’ultima stagione. Intanto, i fan di tutto il mondo si sbizzarriscono in fan trailer, così belli da diventare ufficiali, si lasciano andare in speculazioni, e, come il bravissimo grafico Alan Campbell, se la spassano giocando con la mitologia della serie. Campbell è autore infatti di una serie di bellissime pubblicità vintage della Dharma Initiative (che dopo le ambientazioni della s5, hanno un sapore ancora più gustoso). Potete trovarle qui.

(a new) HOPE

Tutto partiva da questa immagine qua, che come sapete ha scatenato una marea di imitazioni (qualcuna ve l’ho segnalata).

Ce ne sono molte altre davvero geniali, sparse per la rete, tra cui questa qui sotto. L’ho notata sulla maglietta di un tizio a Torino Comics, ho recuperato l’immagine sul web e ho fatto stampare una maglietta fighissima su shirtcity.com.

Altra immagine che mi ha fatto cadere dalla sedia per le risate è questa qua, che riprende l’altra parola chiave di Obama che appariva sotto lo stesso poster, “Change”.

Le due che seguono sono un po’ più nerd.

Questa invece sarebbe di grande attualità, se fossimo in un paese normale: