Un’ottima annata

La settimana scorsa ho visto sia Wanted che Hellboy (finalmente). Entrambi i film, pur discostandosi dai fumetti, restano piacevoli e divertenti. Condivido quanto scritto da Tito, la fedeltà non deve essere un requisito necessario perché un film sia valido o meno, specie se poi lo spirito di base viene mantenuto. Sarebbe uhttp://www.blogger.com/img/gl.link.gifn atteggiamento esageratamente nerd bollare un film come scarso perché non ci sono le tutine in spandex se poi sotto altri punti di vista resta un buon film (discorso diverso quando i personaggi vengono stravolti, come fu per Daredevil o la Gwen Stacy oca di Spiderman 3)

L’Hellboy cinematografico ha ormai vita propria rispetto a quello dei fumetti, sia perché tende sempre di più a virare verso la commedia, sia perché la vita personale del personaggio (e l’aspetto sentimentale, che nel fumetto praticamente non esiste) si evolve da sé. Anche visivamente, il film resta uno spettacolo per gli occhi pur abbandonando le atmosfere e le architetture Mignoliane, preferendo il barocco di Del Toro. Ma resta anche questo un ottimo film, divertente e entusiasmante, stranamente “lungo” prima dell’arrivo al conflitto finale, perfetto nelle coreografie dei combattimenti e nel design dei personaggi e delle ambientazioni. Non farà ridere, come è giusto che sia, ma fa sorridere, e questa è una caratteristica, insieme ai personaggi in stile Signore degli Anelli sparsi qua e là, che coinvolgerà anche il pubblico di curiosi (e che per certi versi giustifica l’ottimo risultato al botteghino Usa).

Wanted è meno “cattivo” e grottesco del fumetto, ma il cinismo alla base resta lo stesso, l’azione spettacolare non manca affatto, il messaggio di Millar è mantenuto vivo grazie anche al mantenimento di alcune scene clou (quelle all’inizio e alla fine su tutte). Così com’era nel fumetto, Wanted era una gioia per i lettori di supereroi che volevano mettersi dal punto di vista dei cattivi – e i cattivi di Millar sono sempre esagerati, basta pensare alla sua Authority. È un ottimo film nel suo genere, con un intrigo intelligente e spietato e delle sequenze mozzafiato.

Insomma, mi pare che tra Iron Man, Hulk (lineare ma intrigante, registicamente gradevole e ben recitato), questi due film e presto The Dark Knight (che aspetto trepidante, con ansia e fiducia) ci siamo trovati davanti un’ottima annata di film tratti dai fumetti, che se tutto va bene si chiuderà con un capolavoro. Aspettando la prossima stagione, con The Spirit meets Sin City e Watchmen su tutti. A proposito di Watchmen: andate a guardarvi il trailer, che prevedo un effetto 300… pensiamo tutti al peggio e poi ci troviamo davanti un buon film superiore alle aspettative.

Indiana Jones IV


(La recensione contiene qualche spoiler…)

Gli elementi chiave ci sono tutti. Il cappello e la frusta, ovviamente, la silhouette che introduce il personaggio, la spalla, gli inseguimenti rocamboleschi, il traditore, la femme fatale e la donna da amare, la quest per un oggetto mitologico. E non mancano nemmeno le strizzatine d’occhio ai fan della saga di Indiana Jones, con più o meno sottili riferimenti ai precedenti episodi della saga. Evidentemente, se i primi tre film sono perfettamente apprezzabili a sé, questo quarto capitolo di Indiana Jones, ha bisogno di far contenti i fan, che si aspettavano un ritorno di papà Sean Connery e si emozionano per una sbirciatina all’Arca Perduta.

Ma se i precedenti film tutto sommato, pur esagerando, si potevano ritenere piuttosto realistici, il patto di complicità siglato dallo spettatore sembra costretto a rinnovarsi ogni 15 minuti, con scene che giocano al rialzo sulla spettacolarità e l’improbabilità, a partire dalla dimostrazione da parte degli sceneggiatori David Koepp e George Lucas che Indy può sopravvivere ad una esplosione nucleare.
Lo scoppio della bomba atomica su uno dei siti dei test nel deserto nordamericano conclude la sequenza iniziale del film, che per una buona metà costruisce delle attese presto deluse da un finale tirato per le lunghe. Ma non è la presenza degli alieni come elemento chiave della missione a disturbare, né lo spostamento cronologico della narrazione o il calo dell’ironia. Pur essendo di vent’anni più vecchio, Indiana Jones/Harrison Ford è sempre affascinante e carismatico, e gli anni ’50 sono un’ambientazione piena di spunti (basta vedere il look di Mutt/Shia LeBeouff). Poi il caratterista John Hurt ci regala un’interpretazione come sempre interessante, l’algida Cate Blanchett interpreta a dovere una fredda spia sovietica (anche se il doppiaggio ci regala qualche involontario momento comico), e Stephen Spielberg offre il consueto manuale di regia.
Piuttosto, a livello di sceneggiatura tutto appare forzatamente esagerato, un gioco al rialzo che trasforma Indy più in un supereroe “fantascientifico” che un avventuriero “realistico”.

Gli appassionati di cultura pop, magari, potrebbero giustificare la trovata degli alieni circostanziandola con il citazionismo di cui la saga è impregnata. Se i primi tre film fanno riferimenti ai pulp magazine degli anni ’20 e ’30, da Tarzan (citato esplicitamente anche nel IV), a Doc Savage, passando per The Spider, questo Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è pieno di citazioni dalla fantascienza degli anni ’50 (da Bradbury ai fumetti di sci-fi della Ec Comics).

Il divertimento è comunque assicurato. Se il film (come spesso in questi casi) può lasciare perplessi i fedelissimi, lo spettatore occasionale potrà divertirsi abbuffandosi di pop corn. Alla fine, è questo che conta.

(da Ateneo)

Iron Man

Il riff dei Black Sabbath mi riecheggia ancora nelle orecchie, e sono ancora gasato per un film che mi ha pienamente soddisfatto. Chiaramente, non è il filmone profondo ed artistico che ci si può aspettare (sbagliando), ma un ottimo giocattolone ben funzionante, con degli interpreti sopra la media e un Robert Downey Jr semplicemente perfetto. Alterna giustamente i ritmi e i toni, mette un pizzico di romanticismo e una trama lineare e prevedibile ma assolutamente godibile, che piace anche a chi non è un fan dei fumetti. La traccia su cui si muove è tutta improntata al realismo, inevitabile vista la natura del super-eroe tecnologico: il realistico spunto dell’Afghanistan (che nei fumetti della Silver Age era la guerra di Corea, poi il Vietnam, se non ricordo male) dà il là ad una sottotrama quasi di critica sociale. E oltre a notare che i fabbricanti d’armi vendono sia ai “buoni” che ai “cattivi”, Tony Stark fa quello che farebbe un supereroe nel mondo reale. Interviene in una zona di guerra, fa la sua parte, i militari americani gli rompono le scatole, e lui si rende conto che comunque non è abbastanza.
Piacevoli i momenti comici (ma mai demenziali), e giusto spazio a tutti i personaggi di contorno, e grande emozione per il vero finale, quello dopo gli interminabili titoli di coda. Anche se rallenta un po’ nel secondo tempo e la regia non brilla per l’originalità, è un ottimo film di intrattenimento, che farà impazzire i fan e piacerà ai non-nerd. Domani forse lo rivedo, magari ci trovo qualche difetto che l’emozione mi ha fatto sfuggire…
PS: Ne approfitto per segnalarvi il completissimo speciale su Comicus, che tra le altre cose ospita un’intervista che ho realizzato con il disegnatore Adi Granov, che ha reinventato il look del personaggio per il film e per i fumetti nel nuovo millennio.

Fa le cose che sa fare un sequel

Ho visto già due volte Spiderman 3, e credo che stavolta mi fermerò qui (almeno al cinema). Mi è piaciuto moltissimo. Devo ancora assimilarlo e sviluppare un giudizio articolato, ma il parere è positivo. Come il primo e come il secondo film, c’è un crescendo. Un climax che non porta solo alle conclusioni dei (pochi) nodi in sospeso, ma che si trova anche nella qualità. Dal punto di vista grafico, il film è indubitabilmente una gioia per gli occhi. Le scene con svolazzamenti e combattimenti aerei vari, nonostante potessero sembrare viste e riviste dopo i primi due film, stavolta sono ancora più spettacolari, tra blocchi di cemento, gru, tubi e alianti.

Da questo punto di vista è interessante notare come uno dei migliori attori coinvolti nel ruolo di contorno, quel Thomas Hayden Church indimenticabile in Sideways, abbia il momento emotivamente più spettacolare, a mio parere, quando si limita a prestare i movimenti all’alter ego Uomo Sabbia nel momento in cui viene creato. A proposito di personaggi, peccato che la mia adorata Gwen sia stata rappresentata come un’ochetta svampita, piuttosto che come la ragazza dolce, positiva e intelligente dei fumetti d’antan da cui proviene, per certi versi sminuendone l’importanza nel cosmo ragnesco (vedi sopra) con un trattamento poco rispettoso. Forse poi, sarebbe stato il caso di spiegare con una semplice battuta (“Il simbionte ha replicato i tuoi poteri e i tuoi ricordi e li ha dati a me!Bwahahah!”) come Venom ottiene i suoi poteri.

Ma queste sono riflessioni da vero nerd, in realtà il film è ben calibrato e soprattutto divertente, gestendo bene gli spazi dei numerosi personaggi, alternando scene per tutti i gusti. E’ chiaro che un blockbuster come questo è indirizzato alle più varie fasce di target (e questo ne spiega in parte il successo) e non può non basarsi in alcune scene su coincidenze (quella del camion di sabbia e quella della chiesa, per intenderci), come spesso succede nell’entertainment più leggero, e i fumetti di supereroi ce l’hanno insegnato bene. Riguardo al target, ecco quindi battute un po’ sciocche e mazzate a go-go per i più piccoli, tormenti di coppia per i teen agers, dialoghi esistenziali e umorismo un pelino più raffinato ma sempre un po’ slapstick per i più grandicelli (vedi la scena al ristorante con Bruce Campbell) etc. E ovviamente, Spider-Man 3 è un filmone americano ad uso e consumo sopratutto degli americani, comprensibili e quasi perdonabili i continui richiami all’essere Newyorkese, la scenona con la bandiera a stella e strisce e l’apparizione di un numero imbarazzante di membri delle forze dell’ordine. Se tutto questo permette comunque che il film resti godibile e divertente, con magari qualche intelligente sermoncino di Zia May (io ci ho letto un messaggio contro la pena di morte) non proprio da cowboy… ben venga.