Lanterna Verde

Mettiamola così, da subito: ci sono cose su cui un nerd non può essere obiettivo. Un film su Lanterna Verde era impensabile anche solo 7-8 anni fa (quando già si accumulavano le false partenze) e il solo vedere sullo schermo ricreata tutta quella mitologia, con attenzione al materiale originale ma con qualche dovuta libertà, una CGI di buon livello, un 3D non posticcio, è un regalo da accettare senza troppe discussioni. È tutta una questione di cosa ci si aspetta, e di conseguenza, di cosa ci si accontenta. Mi aspettavo un film leggero, un blockbuster che se avessi avuto 12 anni avrei adorato. Pur conoscendo bene le potenzialità del personaggio, mi sarei accontentato di un buon film con cui divertirmi per un paio d’ore con una versione un tempo impensabile delle avventure del mio personaggio DC preferito. Pur conoscendolo bene e avendone anche tradotto parecchie storie seminali (come il debutto della serie di Johns o la saga di Sinestro Corps, o le storie classiche), ma senza necessariamente storcere il naso per ogni variazione sui personaggi: con l’assunto che spesso manca agli appassionati più sfegatati che è un film… un altro mondo, un’altra versione. E pur conoscendo le potenzialità di un eroe che incarnerebbe la forza dell’immaginazione, il valore del coraggio e della solidarietà. Il protagonista dell’indimenticabile ciclo “socialmente impegnato” di O’Neill e Nal Adams, della fantascienza delirante di John Broome, la space opera di Geoff Johns… qui ridotto ai minimi termini per esigenze narrative. Eppure, il personaggio c’è: è quello di Emerald Dawn o Secret Origins, ha una maturazione di cui non si capisce bene l’evento scatenante ma viene portata a compimento. C’è l’umorismo misto all’azione, ma se non funziona non è solo colpa della sceneggiatura, evidentemente anche del protagonista.
Ecco, se Peter Sarsgaard è un ottimo Hector Hammond, viscido e inquietante prima ancora di venire trasformato, Hal ha la solita faccia da cucciolo di foca bastonato di Ryan Reynolds: mi convinceva poco quando è stato scelto, m’ha convinto poco guardandolo. M’ha fatto lo stesso effetto di un altro cucciolo di foca bastonato, quel Chris Evans/Capitan America che qualche settimana fa cercava (senza grande successo, a parer mio) di fare il duro sul grande schermo per interpretare l’iconico eroe. Mark Strong, invece, è un eccellente Sinestro, nonostante sia ricoperto da tonnellate di prostethics, e l’effetto “cartone animato” di molti alieni è mitigato dal 3D.

Non è il film migliore possibile su Lanterna Verde: ci sono pecche nel montaggio e ingenuità nella sceneggiatura, sequenze dove la sospensione dell’incredulità viene spinta al massimo (vedi scena dell’elicottero: se l’avesse girata Sam Raimi…), ben tre momenti di spiegone, un protagonista che manca di carisma, qualche minchiatona scientifica (quella storia della gravità in prossimità delle stelle fa tremare le gambe).
Ma da fan, ancora di più sono spinto a prenderlo per quello che è: un giocattolone con cui divertirsi. E mi sono divertito.

Ciao maestro

…anche se non le piaceva essere chiamato così.
E grazie per le risate e i pensieri.

"I see blue people"

Ecco, praticamente è quello che volevo dire io con la mia recensione di Avatar, ma senza i complimenti e in video. Geniale.

Avatamar

Premessa: L’ho visto ieri e certamente non l’ho gustato a dovere perché ero di pessimo umore (e lo sono anche adesso, ma tant’è). Inoltre era la prima volta che vedevo un film in 3d, e come prevedevo mi ha dato un bel mal di testa che ancora non mi scrollo di dosso (magari non è solo per il 3d ma è una buona scusa). Se questa recensione non vi piace dunque, mi dispiace, ma vaffanculo.

Avatar, dicevamo. In breve, la storia è questa: gli Small Soldiers (guidati dal Generale Ross, capace di lottare in apnea e mentre va a fuoco) vanno con Giovanni Ribisi sulla luna boscosa di Endor, perché pare che nella Terra Selvaggia si possa estrarre il Vibranio e fare tanti soldi. Il pianeta però è popolato da tanti Nightcrawler, sexy ed esotici, che sulle miniere di Vibranio ci vivono, ma che sopratutto hanno altri interessi, mutuati dai Mapuche e dai Navajo. Per contrastarli, gli umani hanno portato sul pianeta le armi di Starship Troopers e gli esoscheletri di Starcraft, ma sopratutto gli Avatar. Grazie al collegamento nella Matrix, alcuni umani entrano nel corpo di cloni creati in laboratorio, e possono mescolarsi tra gli indigeni. Uno degli umani, il nostro supereroe con superproblemi, si integra fin troppo bene con gli alieni e con una in particolare (Zoe Saldana, per la cronaca). Ah, e c’è anche una biologa che però si comporta da antropologa e un nerd di quelli che vanno sui forum a rompere i coglioni. Il resto è più o meno prevedibile, con un finale che sembra diretto a quattro mani da Michael Bay e Steven Spielberg con Cameron che ci mette i soldi (tanti).

Sia chiaro: il film mi è piaciuto, e parecchio. Il riassunto qui su non è che un modo gentile di perculare l’enorme pastiche post-moderna cucita da Cameron in maniera comunque impeccabile, con una storia semplice e diretta. Tanto diretta che il messaggio finale* arriva dritto allo spettatore senza troppi giri di parole, e anche i tamarri che hanno preso d’assalto il cinema ieri sera non credo siano rimasti indifferenti (o almeno lo spero). Ecco, sarebbe interessante un’analisi sociologica – che magari spetta a qualcuno più competente di me – su come mai gente che frequenta il cinema solo per i cinepanettoni arriva a vedere un film di fantascienza, genere notoriamente bistrattato dai più. Non può essere solo una questione di moda. No, dico, è gente che al momento del bacio ha esultato, gridato e fischiato!

Tornando al film, anche Guerre Stellari (che come sapete adoro e venero, da buon nerd quale sono) non era altro che una fiaba medievale catapultata nel futuro. E Avatar è (più o meno) un western catapultato nel nostro domani, che ci prospetta emergenze ambientali e energetiche, problemi di integrazione e tolleranza, di business spregiudicato e guerre preventive. La storia lineare, i personaggi semplici (forse tranne il protagonista, che all’inizio almeno mostra una certa ambiguità morale) e quelle ispirazioni più o meno esplicite, più o meno veritiere, sono tutt’altro che un difetto: sono il punto di forza di questo film e quanto, insieme all’inequivocabile spettacolarità e ricchezza visiva, lo posiziona nell’olimpo della sci-fi.

*Qual’è la morale? Che se gli indiani avessero avuto i draghi volanti avrebbero vinto.

Once Upon A Time in Nazi-Occupied France…

Davvero bravo questo Tarantino, Tarantini…
Ho visto Inglorious Basterds ieri sera e al momento non riesco a trovare un difetto… o almeno, qualcosa che non mi sia piaciuto. C’è tutto quello che mi aspettavo da Tarantino. Dialoghi e recitazioni di altissimo livello, citazioni nelle citazioni, ruoli secondari indimenticabili, piani sequenza e dettagli calcolatissimi, cambi di scena geniali, violenza (non ipocrita), ritmo serrato (che sembra dimezzare la durata del film). E ancora una volta, ci ha presi tutti allegramente per il culo, proponendoci un’epica storia western (con tanto di ranch, saloon, femmes fatales, sceriffi, etc) in un contesto storico così affascinante da essere tra i più ripresi, rimaneggiati e abusati in termini di fiction. A tale proposito, i personaggi storici vengono così “personalizzati” dal regista che il modo in cui li maneggia non stona affatto, anzi, sembra quasi “normale”. E non dimentichiamo che esiste un fortunatissimo filone ucronico che si concentra su quel periodo storico.
I tanti omaggi alla storia del cinema, se escludiamo i riferimenti a nomi e titoli (vedi il titolo del primo capitolo che cito qui su), sono meno palesi che in – per dire – Deathproof o Kill Bill, o persino Jackie Brown, ma anche più profondi. Si tratta di un film pieno di amore per il mezzo, un bellissimo regalo di Tarantino ai suoi fan (che gratifica strizzandogli l’occhio autocitandosi qua e là) e che credo proprio di avere fatto bene a vedere in originale. Se me lo fossi rovinato con un doppiaggio italiano che, a quanto leggo, ha demolito (forse inevitabilmente) i dialoghi, non me lo sarei mai perdonato.