Gli ulivi liberati

Chiedete a un siciliano qual è il suo albero preferito: il più delle volte vi dirà l’ulivo. Maestoso e contorto, carico di Storia e di lavoro, protagonista dei nostri paesaggi palestinesi, è legati ai ricordi d’infanzia di molti e alla fortuna di tante imprese locali di oggi. Le sue braccia bitorzolute partono dalla terra da cui siamo nati noi siciliani per bene, la stessa terra da cui sono emersi, strisciando nel fango, anche i mafiosi che l’hanno stuprata. Stamattina ho visto quegli alberi che invocano rispetto circondati da bambini scatenati. Erano alberi che appartenevano a Ciccio Pace, il fu capo mandamento di Trapani. Gli sono stati confiscati anni fa e oggi sono stati affidati a Saman, l’associazione che “aiuta le persone con difficoltà a vivere”, come la definì uno dei suoi (cruciali) fondatori, Mauro Rostagno. Dagli ulivi del mafioso vengono raccolte le olive dagli ospiti della comunità, ospiti spesso vittima degli incastri della mafiosità, nella comunità fondata da chi i mafiosi hanno ucciso. Il tutto sotto gli occhi dei bambini che seguono le spiegazioni dell’esperto. E poi pane e olio, e a gara ad arrampicarsi sugli ulivi, ma col rispetto che chiedono questi nonni nodosi. È stato bello essere siciliano, oggi. E l’olio era buonissimo.

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