L’uomo che scoprì l’Olocausto

A volte mi capita di incappare per caso in storie grandi e piccole. Mi si potrebbe dire che non esistono storie grandi o piccole, ma che ogni storia è grande di per sé e di certo lo è per i suoi protagonisti. Poi ci sono storie di uomini comuni che diventano straordinari perché protagonisti di storie — appunto — al di fuori dell’ordinario. Alcune di queste storie in cui mi imbatto per caso le tengo per me, e finiscono nell’archivio mentale o nei ritagli cartacei che “riciclo” nello scrivere. Altri, se l’intuito mi accompagna, possono vedermi trasformare in tramite di quelle storie. Mi piace e mi onora, in particolare, tentare di scovare storie poco note ma che meriterebbero un aiuto (per quanto piccolo) a emergere verso la notorietà. Così mi è capitato qualche tempo fa, leggendo la Repubblica, di trovare un articolo con degli estratti di un diario. Mi sono documentato, in particolare con il libro Un testimone inascoltato (di Yannik Haenel, Guanda) e ho avuto una banalissima illuminazione su quella storia: era perfetta per un fumetto. Flashforward a un anno e mezzo dopo. Domenica scorsa, che tra l’altro era la Giornata della Memoria, Rizzoli Lizard ha annunciato prima su Facebook poi sul proprio sito il nuovo fumetto scritto da me e disegnato da Lelio Bonaccorso. Si chiama Jan Karski – L’uomo che scoprì l’Olocausto (titolo sintetizzante, la storia è molto più complessa) e non ha ancora una data d’uscita. Credo sia il progetto più ambizioso con cui ci misuriamo, anche più del nostro Que viva el Che Guevara, e per fortuna in Simone Romani abbiamo trovato un editor attento, documentato e appassionato. Il peso di questo progetto deriva sia dal tema tragico e commovente, come per il numero di pagine che per la ricchezza della storia di Karski, ma anche per l’ambientazione, con una mole di documentazione enorme tra libri e foto, e non ultimo per l’uso del colore. In questo Lelio si è affiancato a due giovani ma validissimi coloristi, Claudio Naccari e Chiara Arena, tra i tanti talenti sfornati dalla Scuola del Fumetto di Palermo. Ovviamente, quando avrò altre informazioni da poter condividere con voi, le riporterò anche su queste colonne virtuali. Magari in maniera meno sibillina di come ho fatto un mese fa in questo post qui.

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