Un anno senza fumetti (diciamo)

A fine anno dovrei scrivere qualcosa su bilanci, classifiche e buoni propositi. Ma per tenere fede all’assenza di aggiornamenti sul blog di questo 2012, non dovrei scrivere proprio nulla, per completare l’anno all’insegna della coerenza. Che poi le classifiche non sarei in grado di farle: sono indietro con le letture di libri e fumetti, con l’ascolto ragionato di dischi dei miei musicisti preferiti e anche con la visione di film e telefilm (cioè, dico io: ho scoperto Breaking Bad manco tre mesi fa e me ne vergogno profondamente). Mica è solo questione di tempo (ma soprattutto lo è), è anche il voler fuggire dalla moda del film-che-devi-vedere o del libro-che-devi-leggere per saperne parlare nei salotti o al bar. L’assenza di tempo è complice di uno snobismo consapevole e antipatico. Si tratta solo di una piccola concessione all’anticonformismo che mi è dovuto e alla noia, a discapito dell’essere aggiornati. In compenso, fare un bilancio è più facile, ma è una scusa per una riflessione che rimando da settimane. Dopo avere parlato con un vecchio amico di progetti recenti e futuri a una sorta di rimpatriata di qualche giorno fa, mi ha chiesto: “Ma fumetti non ne fai più?”

Ecco, questo mi ha fatto riflettere. Perché, a proposito di bilanci, questo è l’anno in cui io e Lelio siamo stati ospiti al festival di Angoulême, trattati e riveriti come ci auguriamo sia per ogni autore di ogni rango, in cui ci hanno dedicato spazio e tempo a festival prestigiosi e ben curati come il Komikazen e il TCBF, in cui il nostro Que viva el Che Guevara è stato pubblicato in Spagna grazie a Panini Comics, in cui abbiamo realizzato due pagine su La Lettura, l’inserto culturale del Corriere della Sera, per il nostro fumetto a maggiore tiratura di sempre e frutto di un enorme investimento emotivo. Però… è segno dei tempi e del mercato che due giovani autori stimati e pluripremiati (lasciatemelo dire, ok? per una volta bando alla modestia) abbiano difficoltà a muoversi nel mercato chiedendo solo quello che è giusto e con l’aspirazione di portare avanti progetti personali. Forse lo è ancora di più perché, e parlo per me, non sono stilisticamente bonelliano, o disneyano o chissà quale altro aggettivo che mi farebbe più comodo. La ricerca di contratti seri, solidi e remunerativi ci ha costretti a lunghe trattative, ancora in corso. Per fortuna abbiamo trovato due proposte valide da due grossi editori per altrettanti progetti, e dovrebbe andare tutto liscio, per di più con un riverbero internazionale. Tanto per gradire, qui di seguito due anteprime top secret dai due progetti, sempre disegnate dal mastro Bonaccorso.

ante1

ante2

Se avete visto più roba in prosa firmata dal sottoscritto, dunque, si deve certamente anche a questo. Forse è più facile trovare spazi e trattamenti dignitosi nella letteratura che nel fumetto? Non saprei. Da un lato quest’anno è stato ricco di progetti in prosa (tra quelli non visti ancora in giro, un saggio che uscirà l’anno prossimo e un romanzo in fase di scrittura), dall’altro anche su quel fronte ci sono state delusioni e problemi. Libri non pagati, ad esempio, a più di un anno dalla pubblicazione. O qualche no che fortifica anche se intristisce. Per fortuna, non sono solo amari i motivi per cui quest’anno si sono visti meno fumetti miei in giro: ho accettato di buon grado la sfida di scrivere un testo teatrale e ne sto raccogliendo i frutti e le soddisfazioni. E mi fa piacere dire che La Mafia Normale sia frutto di maestranze e produzione locali, segno che mica va sempre e solo tutto male, dalle nostre parti. Ho ripetuto l’approccio sperimentale/didattico con L’invasione degli scarafaggi, sfida con me stesso e unico mio libro che quest’anno è riuscito a districarsi dalle ragnatele della preproduzione. Poi è l’anno in cui sono tornato a scrivere di più nei panni del giornalista vero e proprio, con le collaborazioni con Marsala.it e Wired. Devo anche dire che il fumetto scandisce quotidianamente la mia vita con il lavoro per Panini. Da maggio, per dirne una, curo le testate del mondo degli X-Men in tandem con un idolo vivente e oggi un amico, Luca Scatasta. E l’onore di poter lavorare con uno dei miti della mia infanzia e adolescenza rivive in questi giorni in cui ho cominciato attivamente a mettere le mani sulla tastiera per la riedizione di Magico Vento del grande Gianfranco Manfredi, che debutterà a marzo per Panini e che sto curando con tutta la passione possibile. Escludo da questo elenco le soddisfazioni private, visto che è uno spazio pubblico. Ma le soddisfazioni lavorative sono anche molto private, in certi lavori, no?

Dunque, a conti fatti, non è stato poi un anno così lontano dai fumetti. Forse dovevo scriverlo per rendermene conto. E per aiutarmi a capire che non c’è nessuna amarezza, in fondo: dopotutto, ho realizzato i miei sogni… come si dice, I’m living the dream. Faccio un lavoro, anzi, più lavori che amo e per cui ho studiato (lingue e giornalismo… e lo studio da autodidatta per fumetti e sceneggiature). Unisco le mie passioni al mestiere, sono circondato da persone umanamente e professionalmente splendide e sono potuto tornare nella mia città per fare la mia piccola parte nella controfuga (di cervelli? non garantisco). Sono fortunato, perché ho realizzato i miei sogni, quelli che avevo da bambino, da adolescente e da studente universitario. A chi mi legge posso solo augurare che nel 2013 possa realizzare i suoi.

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2 thoughts on “Un anno senza fumetti (diciamo)

  1. Si sa che ci sono giorni peggiori di altri. Molto spesso senza un motivo particolare. Basta un nulla e ti attanaglia una sorta di nausea Sartriana . Quando mi capita giro per casa in cerca di generi di conforto (generalmente libri o CD). Oggi è uno di quei giorni e l’occhio si è posato sul “Peppino Impastato” tuo e di Bonaccorso. Beh, scusami ma mi viene proprio da dire “meno male che Peppino c’è” . E meno male che ci sono anche Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso che hanno voglia di fare fumetti. Poi mi sono reso conto che oggi è il compleanno di Peppino e guarda un po’, il regalo lo ha fatto lui a me. Che bella coincidenza, peccato che non ci creda.

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