Quella volta che Renzi vinse

Quando dall’Unità mi hanno chiesto di scrivere qualcosa su Mumble mumble sul tema delle primarie del centrosinistra, ho pensato subito di approfittare della forma atipica del blog per osare. Quindi ho tentato qualcosa di diverso dal solito commento o corsivo. Ecco il risultato (che pare sia piaciuto). Buon ballottaggio a tutti.

2050, fuga dalle primarie

Aldo McNamara, lo spin doctor del sindaco di Mega City Livorno (la megalopoli coincidente con la provincia di Livorno-Pisa-Lucca) era arrivato in ritardo. Una manifestazione di esodati lo aveva trattenuto sulla FIPILI per più di un’ora. La sua Marchionne VI, l’auto ibrida a benzina e carbone più cara sul mercato, lo aveva finalmente condotto nella sede del comitato elettorale centrale, in viale Obama angolo via Craxi. Aveva abbandonato la tranquillità delle campagna che si era concesso nelle ultime 24 ore per gettarsi a testa bassa nella giornata che attendeva da più di un anno: 25 novembre 2050, il giorno delle primarie del centrosinistra. Il sindaco Hu Wang lo aspettava picchiettando con le dita sulla scrivania, nel suo ufficio al comitato, tra motti e gigantografie alle pareti.

– Allora, hai i primi dati?
– No, non ancora. Solo voci.
– Ce li ho io. Siamo dietro al vecchio di otto punti percentuale.
– Otto? Otto… Possiamo ancora farcela.
Il sindaco Wang sbuffò, si slacciò la cravatta, e in un attimo sembrò invecchiare di cinque anni. All’improvviso, non sembrava più il candidato più giovane alle primarie.
– Col cazzo che possiamo. Il finocchio ci tallona, è a tre punti sotto di noi. Ci ha fregati con quella storia della liberalizzazione delle droghe pesanti.
– Aspe’, ho gli exit poll di Pagnoncelli, qui sul palmare.
Aldo controllava il microschermo del palmare toccandolo con la consueta sensualità.
– Hai ragione. Però la femmina non ha manco il 5 percento, il pospostpostdemocristiano è al 7.
– Che me ne fotte? Lo sai dove punto. Io non volevo arrivare al ballottaggio, porca della p–
La porta si aprì con uno schianto, le due veline entrarono sfregandosi le braccia per il freddo. Non era il caso di girare in bikini a novembre, ma erano esigenze di marketing.
– C’è qui uno della Terza Repubblica, quel giornale di postpostpostcomunisti. Dice che ha saputo dei nostri cartelloni subliminali 7×2 e minaccia di scriverne sul giornale.
McNamara corse dal giornalista, lasciando il sindaco solo. Dietro si lui, campeggiava il motto della campagna elettorale: grossi caratteri verdi sopra il logo del “Post Partito Democratico”, il PPD: “SPACCHIAMO TUTTO”. Il programma sulla scrivania, con i suoi cinque punti, gli era capitato sotto gli occhi e lo aveva ipnotizzato: TAV – EUROPA – AMORE – NO IMU – CIVIL PARTNERSHIP.
Quando tornò a guardare l’orologio sulla scrivania, sembravano essere passati pochi minuti, invece era già mezzanotte. Mandò un poke telepatico ad Aldo, che giunse correndo, sudato, con la camicia inzuppata.
– Allora?, gli chiese.
– Niente. Abbiamo perso. Ancora una volta il vecchio ce l’ha fatta. Ha vinto di nuovo Renzi.
Il sindaco Hu Wang, italocinese, 32 anni, due figli, prese il palmare, telefonò al nuovo candidato premier e si congratulò. Posato il telefono, tra sé e sé cominciò subito a consolarsi: tra un anno si sarebbe certamente tornati a votare. La coalizione con l’Udc non avrebbe retto.

(pubblicato originariamente il 24 novembre a questo link: http://mumblemumble.comunita.unita.it/2012/11/23/2050-fuga-dalle-primarie/)

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