Jean Giraud, Moebius

Quando muore un genio l’umanità diventa più povera. Quando muore uno come Jean Giraud (alias Gir alias Moebius), che ha influenzato centinaia di artisti, milioni di lettori, interi generi e medium, diventiamo orfani. Se ne è andato ieri, a 73 anni, per un tumore che negli ultimi anni lo aveva reso ancora più magro ed emaciato del solito.

Ieri, su twitter, il bravissimo disegnatore canadese Stuart Immonen ha scritto: “Forse Moebius aveva ancora più cose da dire di tutti noi messi insieme”. Ed è difficile – per quanto dispiaccia – non ammetterlo. Negli anni ’70 aveva osato decostruire le rigidità del fumetto, narrative, di griglia, di sceneggiatura, con la rivista Metal Hurlant, insieme a collaboratori del calibro di Philippe Druillet, Caza, Enki Bilal. Deliri visionari su carta con un’incoerenza stilistica che tendeva sempre alla genialità: Il garage ermetico, Arzach (ricordate la sigla di Mixer?) Prima ancora di distruggere quelle regole, si era fatto le ossa su un genere che per l’Italia dei fumetti è ancora il commerciale per eccellenza: il western di Blueberry. Tra il mainstream e le sperimentazioni aveva avuto modo di sviluppare uno stile, fatto di tratti morbidi e spessi, tratteggi finissimi, puntinismi sofisticati, che avevano – per la prima volta, forse – evoluto i canoni della linea chiara stabiliti da Hergé con il suo Tin Tin. Un tratto che avrebbe influenzato anche i nostri Andrea Pazienza e Milo Manara. E poi collaborazioni con altri fumettisti da tutti gli angoli del globo (con l’umiltà dei grandi), uno zampino nel cinema che ha consolidato le sua visioni nell’immaginario collettivo, come i palazzoni di Il Quinto Elemento o gli astronauti di Alien. Persino i progetti cinematografici falliti e mai conclusi come il Dune di Alejandro Jodorowsky, sono diventati un cult. E i grandi capolavori del fumetto come la saga dell’Incal, Silver Surfer: Parabola, divertissement per la Marvel Comics scritto da Stan Lee, o il breve contributo al best-seller spionistico XIII, 48 pagine di lezione di stile al servizio del fumetto commerciale.

I miei amici fumettisti ed editor francesi mi raccontavano della sua umanità, della sua disponibilità. E mi spiace non avere avuto mai il coraggio di avvicinarmi, quando si sono presentate le occasioni nel corso degli anni, solo per dirgli grazie. Voglio pensare che mi avrebbe risposto con un sorriso.

Lui che era cavaliere delle arti, a cui avevano dedicato un francobollo, che aveva esposto in tutto il mondo, girava per i corridoio del festival del fumetto di Angouleme come un comune mortale. Lui, che era già immortale: il più grande disegnatore del mondo, il più grande disegnatore di mondi.

 

Pezzo scritto originariamente per L’Unità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...