Sergio Bonelli

 

In una giornata già triste perché si ricorda e commemora l’omicidio di Mauro Rostagno, ricevo la notizia della morte di Sergio Bonelli, il papà della nostra fantasia, lo zio saggio e vivace del fumetto italiano. E il magone allo stomaco mi porta alla mente due ricordi. A otto anni, sul divano in casa di mio zio, mentre leggo per la prima volta Tex, qualcosa di completamente diverso dagli eroi Marvel , da Topolino o dal Corrierino. E l’anno scorso a Mantova Comics, quando dopo una conferenza che avevo moderato e a cui aveva assistito in prima fila mi avvicinò a mi disse: “Tu sei uno bravo e che si fa il mazzo, si vede. Bravo”. Emozionatissimo, trovai la forza di chiacchierare, dopo avere balbettato un grazie. Lui, proprio lui, che si complimentava con me, ultima ruota del carro. Venni a sapere che era normale: la sua disponibilità e gentilezza verso tutti, senza prime donne o salamelecchi. Fu una delle poche volte che parlammo, e mi dispiace tantissimo che non ce ne potranno essere altre. Scrissi su Facebook: “Commosso stringo la mano a Sergio Bonelli e lo ringrazio per il supporto di ieri e di oggi, mentre lui indossa il suo cappello da cowboy, sale a cavallo, e si avvia al tramonto verso le praterie lombarde”.
Lo vedo ancora così, in una cavalcata infinita, verso l’Amazzonia. 
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