Piazza Politeama

Quarto ed ultimo racconto su Setteperuno. Ne approfitto per ringraziare la redazione per l’invito e l’ospitalità 🙂

Avevo sempre avuto il desiderio di lasciare Palermo. E negli ultimi anni il desiderio era diventato sempre più pressante: avrei voluto una città dove non dovevo fare lo slalom tra la munnizza quando uscivo il sabato sera, dove non dovevo attaccare tre-catenacci-tre al motorino, dove la mattina non dovevo svegliarmi con il carretto con quello che abbanniava “accattativi i patati” e la sera non dovevo andare a dormire con il vicino parcheggiato sotto casa con lo stereo che spargeva nel quartiere la voce di Toni Colombo e varie altre sonorità ricercate (dai carabinieri, forse).

Con tutta la buona volontà, solo a piccole dosi riuscivo ad apprezzare questi aspetti quasi arabi della città dove ero nato, cresciuto e fidanzato. E (secondo le previsioni della za’ Nina, maga della zona nonché venditrice di corredi) dove mi sarei maritato, fatto tre figli e schiattato serenamente nel mio letto.

Le previsioni della za’ Nina, un contratto a tempo determinato in un’agenzia pubblicitaria piena di squali, murene e minchie marine, e ovviamente l’amore per Annalisa mi avevano reso prigioniero fino a quel momento in una città che mi offriva ogni giorno nuovi motivi di lagnanza.

Continua qui.
(foto mia)

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