Via dei botti

Nuovo raccontino su SettePerUno, stavolta ambientato in una via della Kalsa quasi di fantasia. Buon tour di Palermo così com’è (più o meno).

Non era un botto qualunque. Da quando aveva preso quell’appartamento (termine quanto mai generoso) alla Kalsa, Paolo era in grado di distinguere almeno 10 tipi di botti diversi, e quello non era un fuoco d’artificio. La tessera immaginaria di esperto veniva rinnovata ogni anno. La stagione partiva intorno ai primi di settembre: solo l’antipasto prima del rush finale entro capodanno, che culminava in una caotica orchestra di esplosioni e colori sincronizzata alle 00:00 dell’anno nuovo. E, ogni volta, lo spettacolo di quella che era stata soprannominata “Via dei botti” era un trionfo di Santa Rosalia. Poi quegli scoppi andavano diradandosi, più o meno fino a metà febbraio, in modo che le scorte si esaurissero e l’economia del quartiere fosse pronta a ripartire intorno a quel fortunato business. Oltre al contributo economico in fatto di visite ai retrobottega della zona, gli scoppi accrescevano la creatività degli abitanti della zona. Ogni sussulto dovuto a uno scoppio veniva accompagnato da una nuova offesa: dal più classico “teste di minchia” al più religioso “figghi ru riavulu”, passando per il più colorito “avissiero mòriri di diarrea”.

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