Il nuovo codice Rocco

Il ministro Maroni deve esserci rimasto un po’ male. Nelle ore più concitate subito dopo l’aggressione al premier si credeva che il signor Tartaglia fosse un militante comunista, uno dei manifestanti di sinistra presenti in piazza, un cugino di Di Pietro, un graffitaro, o almeno uno che una volta ha usato mentre era di passaggio il gabinetto di un centro sociale. Pare che alla fine fosse solo un uomo di mezza età con problemi mentali, e come molti altri di quella risma, che usasse Facebook. Ma l’impeccabile macchina delle riforme era già al lavoro. Mentre Don Verzé, che vorrebbe tanto essere il punto di riferimento spirituale del Pdl dopo Badget Bozzo e Santa Rosalia invoca una riforma della Costituzione, il buon Maroni si accontenterebbe di una riforma del codice penale che intervenga sulle manifestazioni di piazza e sull’uso dei social network. Giuro che non me lo sto inventando, l’ha detto a Speciale Tg1 il 13 e l’hanno ribattuto alcune agenzie e ripreso alcuni quotidiani.

Per addolcire la pillola, forti del successo della campagna sulla prevenzione dell’influenza suina starring Topo Gigio (sic!), il governo ha subito cercato un nuovo testimonial. E l’ha trovato immediatamente.

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