Premiazione precoce

Per carità, a me Barack Obama piace, e tanto. Ho anche la spilletta, grazie a Carlo. Un minimo contributo all’industria dell’icona presidenziale. Come molti, immagino, Obama mi piace “per contrasto” con la politica di Bush e Co. che già pare stiamo dimenticando. Mi piace per i proclami sulla green economy, per la lotta sulla sanità pubblica in USA, per le sue idee sulla guerra in Iraq e sulle ammissioni di colpe ed errori (anche che non gli competono). Ma sopratutto, come per molti, Obama mi piace per quello che rappresenta. E poi, è amico di Springsteen! Già celebre la battuta “I’m the president, but he’s the boss” (la stessa che pare Berlusconi abbia usato in altre circostanze).

Scherzi a parte, il Nobel per la pace non può che fare storcere il naso, e far pensare che sembra solo una boutade dei reali organizzatori. Una premiazione precoce, un nobel alle intenzioni, una promessa di marketing. Specie all’indomani della decisione di inviare nuove truppe a Kabul e dintorni. Qualche giorno fa a 8 e mezzo Vauro Senesi e Vittorio Zucconi, due persone molto intelligenti e con cui mi trovo spesso d’accordo, hanno spiegato bene perché ha poco senso, e ve ne consiglio la visione.

C’è una cosa però, che mi ha fatto riflettere sul perché, comunque, mi sento spinto ad amare Obama: perché per quanto non possa condividere le sue decisioni, la sua caratura politica, la sua abilità di oratore, il suo carisma, non possono che conquistare, o quantomeno essere ammirati. Nel suo discorso di oggi a Oslo ha regalato una lezione di retorica e di politica dove ha alternato con invidiabile equilibrismo teorie non violente (citando più e più volte Martin Luther King, sottolineando anche certi parallelismi) e la quanto meno discutibile tesi della “guerra giusta”, come sempre affascinando la platea. E anche me.

Roba di tutt’altro livello rispetto a certi altri oratori nostrani

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6 thoughts on “Premiazione precoce

  1. Marco, però il President ha spiazzato tutti dicendosi non degno di tanto onore rispetto ad altri. Non poteva dunque rifiutare il premio: sarebbe stata retorica-retorica, direi retorica tautologica. Invece, è così (accettandolo umilmente e in punta di piedi) che spiazza tutti. Bravo, quasi quanto il Boss, che è nato per correre.

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