Premio Forte dei Marmi

Quando mi hanno comunicato di avere vinto (con Lelio, ovviamente) il Premio di Forte dei Marmi sono rimasto un po’ stranito: conoscevo di fama il Premio della Satira di Forte dei Marmi e mi chiedevo perché fosse in gara Peppino Impastato – un giullare contro la mafia e in quale categoria. Sfogliando l’Albo d’oro, poi, ho cominciato a sentirmi piccolo piccolo… solo negli ultimi anni il Premio è stato consegnato a gente del calibro di Marco Travaglio, Michele Santoro, Vauro, Stefano Disegni… e andando indietro nel tempo ci si trova Sciascia, Camilleri, Dario Fo, Indro Montanelli…

Quest’anno è stata istituita la prima volta la categoria graphic novel (parolaccia su cui sapete come la penso). Siamo stati invitati dall’impeccabile organizzazione (veramente!) e abbiamo vinto, secondo una giuria prestigiosissima, con la motivazione che segue:

Si chiamava “Onda Pazza”, andava in onda su Radio Aut alla fine degli anni Settanta, ed era una trasmissione “satirica, fantapolitica e schizofrenica”. Rompeva letteralmente le scatole al potere colluso con la mafia e soprattutto ai boss di Cinisi. Quella satira costò la vita a Peppino Impastato. Premiamo oggi Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso – splendidi autori del graphic novel «Un giullare contro la mafia» – con la mente e il cuore al ragazzo dei “Cento passi” che aveva scelto la satira e l’ironia per prendere le distanze da un mondo che gli stava stretto.

Abbiamo ritirato il premio a nome di Peppino, inutile dirlo. Ci siamo permessi di veicolare il suo messaggio con poche pagine che riassumono una vita intensa e ideali universali, e il premio della Satira, ovviamente spetta a lui. Sono certo, e lo ammetto con candore, che evidentemente il destinatario ideale e ultimo del premio sia Peppino, e non possiamo che essere onorati di esserci trovati lì – permettetemi di dire – in sua vece, con le gambe che tremavano e la voce spezzata, il giorno dell’anniversario della morte di Mauro, il giorno in cui a Roma in tanti agitavano un’agenda rossa, il giorno in cui a Ponteranica Giovanni ricordava la grandezza, l’universalità e la potenza del messaggio del fratello anche davanti a chi ancora oggi non vuole riconoscerla.

Perché le idee non si possono sradicare.

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