La Binetti, i fumetti e i bigotti

Dopo Peppino Impastato, l’Unità ha deciso di ospitare altri estratti da altri volumi Beccogiallo. Quello che si è concluso oggi è il divertentissimo Quasi quasi mi sbattezzo di Lise & Talami, verissima storia sulle difficoltà incontrate da chi vuole intraprendere questa procedura con cui, poco più che neonati, ci “marchiano” con una religione che in quel momento sicuramente non ci appartiene (né ovviamente pratichiamo).

Il libro è uscito ad aprile. A mesi dall’uscita, alcuni sensibilissimi cattolici – tra cui l’immarcescibile Paola Binetti – si accorgono del libro dalla pubblicazione sull’Unità. E mandano una lettera (che potete leggere integralmente qui) al giornale per – sostanzialmente – denunciare quanto sia inopportuno pubblicare quel fumetto che “ha un livello di ironia e comicità irrilevanti, si tratta ovviamente di un giudizio oggettivo”.

E con altrettanta oggettività, i teocon firmatari della lettera sottolineano una contraddizione: che l’Unità, evidentemente espressione del Partito Democratico, pur solitamente attenta e rispettosa delle varie anime del PD, giunge a una contraddizione da condannare pubblicando le strisce che promuovono sostanzialmente l’attività dell’UARR:

“Da un lato il richiamo costante alla Chiesa perché esprima un suo giudizio critico, severo, sui comportamenti del Capo di Governo, specialmente su quelli che si riferiscono alla sua vita e alle sue abitudini sessuali, si intuisce nell’insistenza dei richiami la convinzione profonda che la Chiesa cattolica sia testimone e garanzia di stili di vita improntati a valori quali la fedeltà nella vita coniugale, la sobrietà nei consumi, la morigeratezza nelle abitudini, la profondità dei valori umani, oltre che spirituali che propone… dall’altro la striscia sullo sbattezzo, giunta ormai alla sua undicesima puntata, che tende ad evidenziare l’assoluta difficoltà che si incontra ad uscire dalla Chiesa cattolica [cut]”

Come spesso accade, non si comprende che quei valori, assolutamente rispettabili, non vengono attaccati in sè da chi non pratica o crede. Ma proprio chi si definisce ateo o agnostico pretende che dall’altra parte nessuno venga a criticarlo se i primi sedicenti portatori di tali valori da Family Day poi sono i primi ad andare a puttane (e la mia in proposito l’ho già detta qui). E credo che al di là della fede, chiunque sia dotato di senso civico e rispetto per sé e le istituzioni debba porre quegli interrogativi a Berlusconi e alla Chiesa che con la stessa ipocrisia di sua emittenza non batte i pugni sul tavolo quanto dovrebbe.

Invece, si attacca un fumetto, perché certe cose non vanno dette. E non minimizziamo: sarà pure satira, ma il messaggio è importante e la storia per di più vera (per quanto ovviamente esagerata in alcuni punti). E questa lettera, con tutti i suoi puntini di sospensione (da completare a dovere) e quello spirito di “siamo tutti una grande famiglia, ok, ma non rompeteci facendo pubblicità all’UAAR” conferma due cose.
Non è altro infatti che l’ennesima riconferma dell’ingerenza gratuita della chiesa nella vita quotidiana, di questi tempi sempre più tollerata e spudorata, e della autoinflitta condanna a morte del PD, incapace di tenere a freno troppe anime, ispirazioni, formazioni evidentemente non concordanti.

Questa vicenda un po’ ricorda il recentissimo “caso” del fumetto dell’Insonne ritirato dalla distribuzione gratuita in un centro commerciale (pare) perché l’antagonista era un viscido sottosegretario alla cultura (di fantasia) che si faceva chiamare “papi” dalle fanciulle che circuiva. Da quello che ho letto in giro, però pare che i responsabili del progetto nel centro commerciale non si sono preoccupati di leggere il soggetto o vedere il prodotto prima della stampa (come spesso accade con committenti “profani”) per poi lamentarsi del prodotto finito. E ovviamente per poi decidere di non distribuirlo. In quel caso, mi spiace dirlo, Giuseppe ha peccato di ingenuità perché avrebbe dovuto raccogliere più garanzie possibili (leggo che non c’era un contratto, ad esempio), altrimenti nel momento in cui il committente non si è ritenuto soddisfatto del prodotto gli autori non hanno avuto spazi di manovra. E se il committente vuole rifiutarsi di distribuire e promuovere l’albo è, ovviamente, nei suoi diritti. Spetta alla parte lesa dimostrare che il committente sapeva a cosa andava incontro prima del rifiuto e – qui è più difficile – capire se la distribuzione non è avvenuta per “politica aziendale” o più semplicemente per “paura”.
In ogni caso, il centro commerciale in questione continua ad ospitare una mostra dell’Insonne e Di Bernardo è stato molto garbato nelle sue esternazioni (da professionista e persona per bene com’è, del resto) e Diego è stato brillante come sempre.

Ovviamente, resta il fatto che questo episodio, come quello descritto più sopra, non è altro che l’espressione nel nostro piccolo di un clima asfissiante e preoccupante e che se non ci fosse questa classe politica (tutta) e questi italiani (buona parte) non staremmo qui a discutere di tutto questo.

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6 thoughts on “La Binetti, i fumetti e i bigotti

  1. update:articolo su repubblicahttp://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/unita-sbattezzo/unita-sbattezzo/unita-sbattezzo.htmlreplica degli autorihttp://blizzblogblog.blogspot.com/"commento" di Susanna Raule ;)http://sraule.splinder.com/post/21062196/La%20Binetti%20si%20sbattezza!

  2. Ciao Marco.Purtroppo non avevamo un contatto diretto con il centro commerciale e più di una volta avevo fatto presente al mio interlocutore che la storia fosse "fortina". A proposito di contratti, beh, lasciano il tempo che trovano. Per i pochi spiccioli dei fumetti non vale la pena di svenarsi in avvocati ;)Un abbraccio!

  3. Ciao Giuseppe,purtoppo evidentemente questo tipo di avviso non è bastato… stiamo sempre parlando di un centro commerciale (cosa che di solito convoglia interessi politici e economici non da poco, nelle realtà locali) quindi mi spiace dire che quasi c'era da aspettarsi una reazione così antipatica e non c'è modo di tutelarsi, visto che in questo caso l'ultima parola spetta al committente :(capisco anche la questione dell'avvocato, ma se continuiamo a permettere che cose come questa accadono senza tirare in mezzo una minima tutela legale continueranno ad accadere. Soprattutto perchè in questo caso si parla di una produzione vera e propria, quindi di un investimento lavorativo (e di conseguenza economico) non indifferente per gli autori.

  4. agli amici lurker che vogliono ricordarmi in altre sedi le mie reazioni alla "censura" degli albi di occidente da parte di altroquando, faccio presente che nonostante quello che si continua a dire, non ho mai scritto i miei pareri in merito su comicus, e allora come oggi, dico che è assolutamente nei diritti del committente rifiutare un prodotto, specie senza garanzie per iscritto.http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=1839http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=1842in quei casi, stando almeno a quello che i due committenti dicevano (ma per la verità si tratta di proprietari di posti che dovevano ospitare presentazioni del fumetto, non di committenti veri e propri) l'editore ha pubblicizzato l'incontro prima di avere mostrato il prodotto:"Non siamo stati informati per tempo del reale contenuto dell'opera che, divulgata come fantascienza, presenta innumerevoli simbologie fasciste senza condannarle."Mentre l'editore dice che invece i due erano a conoscenza del fatto.In quel caso ovviamente è la parola di uno contro quella dell'altro.Che sia chiaro: per me e' lecito indignarsi se un fumetto viene bloccato (e chissà forse mai distribuito) perché "potrebbe" infastidire qualche governante. è altrettanto lecito indignarsi se un promotore si tira indietro perché ritiene che un fumetto non rispecchia le idee di cui si fa portatore. Ma in quel caso in particolare, c'era (o c'è ancora?) da capire se la correttezza c'è stata da entrambi i fronti, o se davvero come dicevano quelli di altroquando e zetalab sono stati presi per i fondelli. NOn mi interessa più di tanto a tre anni di distanza capirlo, però gradirei non essere tirato in ballo ogni volta che spunta qualcosa che possa richiamare questa storia.poi, chi è abituato a vedere malizia nelle mie parole, continuerà a farlo, perché sicuramente non vuole farsi entrare in testa che a me, se il fumetto di di bernardo non viene distribuito o gli albi di occidente non viene presentato, non mi entra e non mi esce niente dalla "sacchetta". nè vuole capire che può solo dispiacermi se un fumetto viene "coperto" in qualsiasi modo.Cmq, sono anni che provo a spiegarmi e ancora c'è chi gioca a non capire, abituato com'è a vedere la malafede, quindi immagino che anche stavolta sarà così. E, sinceramente? non me ne frega un cazzo.

  5. Concordo.Lecito indignarsi per le modalità in cui questo avviene, e perseguirla, se si è nelle condizioni, e nella volontà, di farlo.Lecito indignarsi, o quantomeno ridere, per i motivi.Meno lecito dire che, no, non si può proprio fare. Si può eccome, se i modi sono corretti.

  6. Riposto l'intervento di Alessandro e Alberto dalle mie parti (non che consideri quello che è successo a Giuseppe non spiacevole, ma sai come la penso su satira, cattolici, vaticano e sbattezzo. C'è un principio, qui).Grazie per la segnalazione.

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