La mafia è una montagna di merda anche in Veneto

Ogni presentazione è un carico di emozioni e ricordi sempre unico. Parlo ovviamente di Peppino, ma potrei anche fare lo stesso discorso per Ilaria Alpi. Inevitabilmente, parlare di mafia scatena ancora più ardore e ancora più emozioni. E ancora più rabbia. Venerdì sera a Dolo un pubblico raccolto e un paesaggio splendido hanno favorito una presentazione indimenticabile. Merito sia dell’attenzione del pubblico, sia della competenza dei correlatori, sia del clima di rilassatezza che mi ha permesso di non lesinare sui commenti sull’attualità più sfacciati (e ci mancherebbe).

Dolo si trova sulla riviera del Brenta, nota proprio per quella “Mala del Brenta” poco nota ai più se non come elemento da Trivial Pursuit. In verità, la mafia veneta ha insanguinato quelle terre e tuttora anche se in misura minore prospera nei (mala)affari immobiliari e industriali. Sapendo questo, i miei discorsi così come quelli dei due ragazzi di Libera di Piove di Sacco (PD) intervenuti e dell’assessore che ha partecipato all’intero incontro, Gianni Lazzari, sono stati più generici che concentrati sull’esperienza di Cinisi. Cosa possibilissima, grazie al valore “senza confini” della figura di Peppino e alla forza del suo modo di porsi nella lotta alla mafia.

Ma il picco emozionale si è raggiunto quando Guido, un ragazzo di Dolo, nel suo intervento ha raccontato la propria esperienza di sopprusi e minacce, che ha portato il padre a indebitarsi, vedersi bruciare il negozio, e poi morire di crepacuore (seguito poco dopo dalla madre). Con le lacrime agli occhi, Guido ha gridato dal microfono, nella piazza principale di Dolo, che la mafia gli fa schifo, che non la vuole, che vorrebbe che non fosse mai esistita, e chiedeva a me e agli altri relatori come fare. La retorica e le chiacchiere fini a se stesse non possono dare una risposta. Con le lacrime agli occhi, non è stato difficile trovare una risposta: il fatto stesso che Guido fosse lì presente, con quel microfono, a dire quelle parole a fare nomi e cognomi (come quello di Felice Maniero), cosa impensabile solo dieci anni fa, è la risposta che la lotta per quanto lunga e dura incassa piccoli successi quotidiani che fanno sperare per il futuro. Nel nostro piccolo, penso e spero che l’aver approfondito un po’ la figura di Peppino possa aver contribuito a far conoscere un mito che è da imitare e seguire anche così lontano da Cinisi; le attività di Libera proprio nei terreni confiscati a quei boss sono un grosso schiaffo a quella gentaglia; la perseveranza di amministratori come Lazzari nel portare avanti iniziative di questo tipo… sono tutte piccole grandi azioni le cui ricadute ci auguriamo si vedano nel prossimo futuro nella quotidianità di chi, nel Veneto come in Sicilia, preferisce scegliere di stare dalla parte della legalità.

Grazie ai “Becchigialli” (Guido e Federico) per l’ospitalità, all’associazione Catarsi per l’invito, e grazie a Dolo per l’accoglienza e al pubblico per la pazienza, la passione e le emozioni.

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