Padri e padrini, figli e "delfini"

Sul numero di settembre de L’Isola Possibile è apparso un mio lungo articolo sul caso Ruggirello, di cui vi ho già accennato in passato. Un piccolo albero genealogico che parte dal padre, arriva ai figli, e tocca alcuni lati e punti oscuri.
Qui sotto vi incollo la versione “lunga”, senza i tagli necessari per entrare nella pagina. E sul numero di novembre, se tutto va bene, ci sarà il mio reportage da Salemi con annessa intervista a Sgarbi.

La politica degli zii e dei delfini
Tra banche, appalti ed elezioni

Non è una novità che in Sicilia la politica sia piena di “zii” e “delfini”. Personaggi di generazioni diverse che si accompagnano in percorsi comuni, vecchi professionisti della politica che accolgono giovani rampanti proiettandoli da consiglieri comunali a deputati e senatori. L’ex vicepresidente della Regione Siciliana ed ex socialista Bartolo Pellegrino, agli arresti domiciliari dopo l’inchiesta “Mafia e Appalti” del 2007, è stato sicuramente lo “zio” politico dell’enfant prodige Paolo Ruggirello, eletto all’Ars con più di 10.000 preferenze e uomo forte dell’Mpa a Trapani. Il legame tra i due è stato ammesso dallo stesso Ruggirello, chiamato a testimoniare il 28 marzo scorso dall’avvocato di Pellegrino, Vito Galluffo, davanti i giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani nel procedimento a carico dell’ex vicepresidente. Potrebbe essere una scelta poco oculata quella dell’avvocato Galluffo, visto che Paolo Ruggirello è stato poi nuovamente tirato in ballo nel corso dell’inchiesta, ma sotto altre vesti.

Più che fonte di garanzia, Ruggirello è stato visto dall’investigatore della mobile Lucio Palmeri come il beneficiario di voti controllati dalla mafia, in una deposizione risalente allo scorso 30 luglio. Secondo le indagini della squadra mobile, nel 2001, quando Ruggirello era agli inizi della propria ascesa politica, era stato sostenuto da “u prufissuri” Filippo Coppola, per gli inquirenti uno dei punti di contatto tra le cosche trapanesi e Pellegrino (che, lo ricordiamo, in un’intercettazione del 2002 chiamava i pentiti “infami” e i poliziotti “sbirri”). Il presunto mafioso Coppola, dal carcere, avrebbe tentato di convogliare i voti dei familiari degli altri reclusi verso il giovane politico rampante, che fu eletto nelle file di Nuova Sicilia, il partito fondato da Pellegrino e in seguito confluito nell’Mpa. Una strategia che la mafia avrebbe applicato anche con altri candidati, come l’aspirante sindaco del centro destra Mario Sugameli a Valderice (poi sconfitto da Lucia Blunda del centrosinistra) o come la cognata di Coppola, Francesca Simonte, candidata al consiglio comunale di Trapani.
Da dietro le sbarre, senza sapere di essere intercettato, Filippo Coppola si era lasciato scappare un deciso “Bisogna sostenere il fratello di Bice”.

Bice Ruggirello, la sorella di Paolo, è un altro nome che circola da tanto a Trapani, e nei salotti che contano. Anche lei è stata chiamata dall’avvocato Galluffo a testimoniare sull’integrità morale di Pellegrino. Ma anche lei compare tra le carte del processo e negli atti degli inquirenti sotto altre vesti. Bice Ruggirello, infatti, è la moglie di Vito Augugliaro. Insieme al marito e al fratello Paolo è socia della Mediterranea Costruzioni Srl, impresa che si era interessata, tra le altre cose, alla costruzione di 600 appartamenti di edilizia residenziale nella periferia del capoluogo, nel quartiere Villa Rosina.

“Pellegrino, in qualità di Assessore della Regione siciliana al Territorio ed ambiente per il periodo da agosto 2001 a marzo 2003 – si legge nella nota della Questura di Trapani diffusa all’indomani dell’arresto del politico – accettava da Vito Augugliaro [oltre che dagli altri imprenditori interessati, Francesco Pace e Antonino Birritella, Ndr] la promessa di denaro nella misura di 500 euro per ciascuno degli appartamenti progettati dalla società Mediterranea Costruzioni Srl, per una somma complessiva di 300.000 euro. A fronte di tale promessa Pellegrino si impegnava ad adoperarsi, nella qualità indicata, affinché il programma edilizio andasse a buon fine”. Il già citato ispettore Palmeri, avrebbe evidenziato che “a differenza di altri piani di lottizzazione bocciati dagli uffici dell’assessorato regionale al territorio, questi invece incontrarono il via libera”, secondo l’accusa grazie all’accordo con Pellegrino. Uno dei tanti “affari” condotti dal leader di Nuova Sicilia, secondo le intercettazioni e secondo il pentito Birrittella, e uno dei vari progetti edilizi della famiglia Ruggirello finiti sotto l’occhio del ciclone per i collegamenti tra il ramo “politico” della famiglia e quello imprenditoriale. Come si legge sul numero di marzo 2007 de “L’Isola Possibile”, l’amministrazione del territorio era già stata favorevole alla famiglia Ruggirello, trasformando una zona agricola in area dedicata all’edilizia con un discusso piano regolatore. Un terreno in contrada Guarrato di proprietà proprio dei Ruggirello.

A ben vedere, il settore delle costruzioni è quello che ha reso la famiglia Ruggirello quello che è oggi. Al padre di Paolo e Bice, Giuseppe, è oggi intitolata una fondazione che organizza memorial podistici e porta i bambini degli orfanotrofi cittadini al circo, uno dei fiori all’occhiello nella scorsa campagna elettorale di Ruggirello figlio.
Ma Giuseppe Ruggirello è anche un nome che circola dagli anni ’70, che più volte era stato citato dai giornali anche affianco ad altri nomi “scomodi” (come quello del cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti, in una truffa ai danni dell’ambasciatore italiano in Portogallo, rivelata da “La Repubblica” nel 1996).
Tra articoli di giornale, relazioni della Commissione Antimafia, interrogazioni parlamentari, il nome di Giuseppe Ruggirello è stato spesso accostato a Bartolo Pellegrino, di cui avrebbe finanziato anche alcune campagne elettorali, e a grossi spostamenti di denaro. Arricchitosi con fortunate speculazioni edilizie (tanto da essere stato individuato come uno dei probabili fautori del “sacco del Belice”), era grazie alle banche che aveva creato la propria fortuna e quella della figlia Bice, che lo seguiva nei consigli di amministrazione. La Banca Industriale fondata a Trapani e presieduta da Ruggirello Senior è una delle tante banche sorte tra gli anni ’70 e gli anni ’80 che potevano vantare aumenti spropositati dei depositi e degli sportelli. E come presidente onorario, era stato individuato il presidente del tribunale di Trapani, Carlo Alberto Malizia, fratello del generale Saverio Malizia già membro della P2.

Il boom delle banche di Ruggirello non era passato inosservato nemmeno in parlamento, quando tre deputati dell’Msi (Franchi, Nicosia e Marino) della V legislatura chiedevano di conoscere “a quale improvvisa fortuna si debba l’arricchimento del ragioniere Giuseppe Ruggirello e quale sia la parte ricoperta negli scandali citati da “Lo Specchio” dall’onorevole Bartolomeo Pellegrino, capogruppo del Psi all’Assemblea regionale siciliana”.
La Banca Industriale aveva generato, nella già citata contrada di Guarrato, un altro istituto: la Cassa Rurale e Artigiana San Paolo. Scrive Claudio Fava su “I Siciliani” nel 1984: “Che la San Paolo sia una emanazione della Banca Industriale è evidente se si va a dare un’occhiata ai soci: nella cooperativa San Paolo, ad esempio, c’è una parente stretta di Giuseppe Ruggirello, Bice Ruggirello, componente anche del consiglio di amministrazione della Banca Industriale. Per la cronaca, in due anni la Cassa San Paolo è riuscita a moltiplicare i propri depositi del 483%, passando dai 444 milioni del 1980 ai 2.145 milioni del 1982”.
Molti anni dopo, nel 1991, era la Guardia di Finanza a ritornare sui presunti legami tra mafia e banche nel trapanese: “Sono in corso indagini su un soggetto (Giuseppe Ruggirello) sospettato di collegamenti con esponenti mafiosi, il quale starebbe per rilevare o avrebbe già rilevato una considerevole partecipazione in un Istituto di credito romano. Il soggetto, tramite tre società finanziarie, è presente sulla piazza di Roma e opera nel settore mobiliare e immobiliare impiegando ingenti capitali”.

Gli interessati di questo intreccio di politici, imprenditori, parenti e reclusi, si sono difesi in aula. Paolo Ruggirello ha detto di non avere ” mai chiesto voti all’indiziato mafioso Filippo Coppola” e che a quei tempi “il fratello Tommaso Coppola faceva parte del gabinetto di Pellegrino”, insieme a Ruggirello stesso.
L’ex vice presidente della Regione, invece, per bocca del suo avvocato, afferma che “non sono mai emersi contatti diretti tra l’onorevole Pellegrino e soggetti indagati per mafia”. La difesa dell’ex assessore ha poi precisato che l’approvazione dei piani che avevano permesso la costruzione degli appartamenti a Villa Rosina era avvenuta quando Pellegrino non aveva più quell’incarico, circostanza già agli atti dell’indagine.
Inoltre, nell’incontro in cui si fece il nome di Mario Sugameli come candidato del centrodestra alle comunali di Valderice del 2001 (a cui erano presenti tra gli altri il già citato imprenditore Tommaso Coppola e l’ex sindaco Cristoforo Grammatico) “si parlò solo ed esclusivamente di politica”.
In che termini, non è dato saperlo.

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