"Il fatto non sussiste"

Ma com’è finita per il porto di Trapani? Ma è finita? I lavori riprendono, ok, l’ha detto D’Alì. L’Autorità portuale è stata sciolta per non aver raggiunto il traffico merci necessario, e l’ha detto il ministero. Ma ora cambia governo e cambia tutto.

L’ex comandante della capitaneria di porto e segretario dell’Autorità Ignazio Agate, nel frattempo, era stato accusato di avere gonfiato ad arte i dati forniti per l’istituzione dell’ente. Adesso arriva l’assoluzione, dopo che Agate se ne era inizialmente lavato le mani, dichiarando nel corso di un interrogatorio che lui quelle carte non le aveva mai toccate, se non per firmarle, per poi rimangiarsi tutto. Questo ultimo elemento mi fa sospettare che la storia non sia ancora finita.
Intanto, ecco l’articolo che ho scritto per Ateneo per tirare le fila (ad ora) del caso Agate.

Porto di Trapani, assolto Agate:
“I dati non sono gonfiati per dolo”

Cade l’accusa per l’ex comandante della capitaneria di Porto della città della falce. Per il tribunale, non esiste un metodo per il conteggio di quei dati forniti al ministero pere l’istituzione dell’ente, e gli errori di Agate non sono quindi voluti. Nessuna intenzione, quindi, di gonfiare le quote per istituire forzatamente l’Autorità. Nel frattempo, la Commissione ambiente del Senato dà nuovamente il via ai lavori, bloccati dal ministero dell’Ambiente e dalla magistratura per infiltrazioni mafiose

L’ex comandante della Capitaneria di Porto Ignazio Agate, accusato di avere falsificato i dati sul transito merci nell’approdo trapanese, è stato assolto. Alla base della decisione, un vizio formale, quasi, un vuoto legislativo sul metodo di calcolo dei dati, che non coinciderebbe con un’azione dolosa. Il pm Paola Biondolillo aveva chiesto cinque anni, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione. Potrebbe essere l’ultimo capitolo della lunga e tormentata saga dell’Autorità Portuale trapanese, i cui problemi risalgono alla sua istituzione, nel 2003, quando il Ministero dei Trasporti ricevette da Agate dati in seguito trovati imprecisi, o addirittura “gonfiati” per permettere la creazione dell’ente e la “solita” divisione delle poltrone.

Agate inizialmente aveva dichiarato in un primo interrogatorio che quella documentazione aveva solo la sua firma, ma era stata realizzata, da un sottoufficiale incaricato, Giovanni Nicosia. Peccato che Nicosia in quei giorni non fosse nemmeno a Trapani, e successivamente Agate fu costretto ad ammettere che i dati erano stati calcolati da lui stesso, ma con un sistema che avrebbe inevitabilmente portato ad errori. Se resta chiaro, a norma di legge, che i dati indicati dalla Capitaneria di porto devono essere di 3 milioni di tonnellate annui per tre anni consecutivi per giungere all’istituzione dell’Autorità, non è mai stato definito come definire i dati. I calcoli, pur confrontati con diverse perizie stabilite dal gup e dal pm, restano imprecisi i criteri di calcolo del transito delle merci (che tra le altre cose, non include i passeggeri nel conteggio). Assoluzione, quindi, “perché il fatto non sussiste”: i dati forniti da Agate non sono gonfiati “per dolo” ma perché frutto di calcoli numerici errati, e cade quindi l’accusa.

Nel frattempo, l’Autorità portuale è stata chiusa sempre per il mancato raggiungimento delle quote di merci in transito, ma nel triennio 2004-2006, nonostante le polemiche a seguito del decreto dell’ex-ministro Antonio Di Pietro. Probabile che il nuovo governo, visto anche l’interesse del Senatore Antonio D’Alì (trapanese, promotore del rilancio dell’Autorità, e presidente della Commissione ambiente di palazzo Madama) possa portare novità anche su questo fronte. Un primo passo è stato, negli scorsi giorni, il via dato dalla Commissione di Valutazione di impatto ambientale (e quindi dalla commissione Ambiente di D’Alì) alla ripresa dei lavori di allargamento dell’approdo. In passato, il ministero dell’Ambiente aveva ritenuto che “le opere sono state realizzate violando procedure e causando gravi danni all’ambiente”, rischiando un grosso impatto sulla vicina riserva naturale delle Saline di Trapani. I lavori al porto, inoltre, sono sotto l’occhio della magistratura per questioni di appalti pilotati dalla mafia, in un’inchiesta, intitolata “Mafia e appalti” che ha portato all’arresto di diversi imprenditori, di un funzionario del Comune e di uno dei più noti politici trapanesi, Bartolo Pellegrino.

(da Ateneonline)

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