Voi siete qui, ma anche lì

Ecco, quello qui su è il posizionamento di Marco Rizzo (io, non quello pelato), secondo l’interessante giochino voisietequi.it. Domenica si vota, e non ho ancora le idee chiare, come rappresenta la mole di partitini che mi soverchia. Tutto, come prevedevo, a causa della situazione che ci hanno voluto propinare dall’alto. Il bipolarismo che si stanno spartendo Pd e Pdl non ci appartiene. E scontenta tanti.
Veltroni si è affidato all’ala moderata dei Ds e sopratutto alla Margherita. Inevitabilmente, dovrà fare i conti con quegli stessi moderati che hanno teso le politiche sociali dello scorso governo verso il centro. Un partito a cui non potrò mai votare perché non credo che il futuro, il progresso, lo sviluppo che l’Obama di Trastevere ci promette, risiedano nel conservatorismo di una certa ala della Margherita. E sopratutto, al di là dei tanti calcoli su larga scala, io ci tengo ancora a tentare di rispecchiarmi in quelli per cui voto.
Berlusconi, con l’ennesima boutade di marketing, ha inventato un nuovo partito su una base culturale che non esiste, tirandosi dietro Fini, che ha calato le corna ed è tornato all’ovile. Forse sa che quando arriverà il momento in cui Silvio ascenderà ad uno stadio superiore e si metterà a sedere alla destra di Belzebù, solo facendo questa mossa strategia adesso potrà rivedersi come nuovo leader del centro destra domani. Come sempre, con il suo populismo e i suoi miracoli (ridimensionati, è vero, in questa campagna), Berlusconi tende verso il classico conservatorismo che piace alle ultrazie. E ogni idea di sviluppo, viene fatta senza farsi i conti in tasca (compreso il meritorio snellimento della P.A.), ma solo per iperboli. Chiaramente, non voterò per loro.
L’Udc, che al Senato in Sicilia si presenta come acronimo di Unione dei condannati, lo escludo con altrettanta chiarezza.
Ovviamente esclusi i pittoreschi amici della Lega, la Santachè che sembra una vecchia isterica, e i partiti che servono solo a riempire le schede, restano…
Il partito Socialista, che in Sicilia mi candida De Michelis e che, anche se potrei condividere certe idee, non manca di ricordarci certe discutibili glorificazioni del passato più o meno recente.
Italia dei Valori, che nonostante il giustizialismo a volte esagerato, almeno è coerente ed è un voto utile anti-berlusconiamente parlando. Ma stento ancora a santificare Orlando e ho paura che spunti un De Gregorio da un momento all’altro.
Resterebbe la Sinistra Arcobaleno, e visti i miei trascorsi, sarebbe il passaggio normale. Ma a Bertinotti ancora non ho perdonato la caduta del primo governo Prodi, e agli altri della compagine non perdòno che, nonostante i trascorsi, non sono riusciti a dimostrare responsabilità di governo (non dimentichiamoci che prima di Mastella c’era certa sinistra a remare contro, reinventando il concetto di dittatura delle minoranze). Che senso ha votarli con la speranza che facciano quanto meno parte di una coalizione di governo, quando l’intenzione è quella di fare sempre e comunque opposizione? A maggior ragione se le coalizioni, visto il sistema e viste le scelte fatte dai partiti, si faranno a cose fatte, poco prima di spartire poltrone e ministeri. Senza manco la scusa del programma condiviso, quindi.

Per chi votare insomma? Sento in giro che è un dilemma comune, tranne per chi, come me fino a pochi mesi fa, non si è deciso per l’astensione. Io dopo avere sentito di sfuggita certe sparate di Silvione non mi sono trattenuto. Poi, quando ieri ho ricevuto la lettera anche io (che non ho mai avuto né la calcolatrice nè “Una storia Italiana”, cribbio!), vorrei porgergli un cordiale vaffanculo con il mio voto contro.

Di certo, la scelta di “forzare” un sistema elettorale e governativo verso questo finto bipolarismo spiazza tutti. Non siamo gli Usa, non siamo l’Inghilterra. Abbiamo avuto percorsi e storie culturali che non limitano le nostre idee con l’accetta. Abbiamo avuto gli estremi (a volte al governo – forzato – a volte no), abbiamo avuto la destra e la sinistra, abbiamo avuto il centro-destra e il centro-sinistra, abbiamo avuto sopratutto, la Democrazia Cristiana, a sua volta divisa. Come si può pensare di dimenticarsi delle tante sfaccettature di questo paese, pretendendo di rincorrere sto benedetto elettorato degli indecisi? E perché si crede che sti indecisi siano tutti “moderati”, tanto che i programmi convergono? Non credono, Pd e Pdl, di scontentare chi hanno lasciato agli “estremi” (terribile parola) delle ali, pur di rincorrere il centro? E questa struttura, si manterrà anche quando scomparirà la variabile Berlusconi?

L’Italia è un paese strano. Durante una campagna elettorale, in questo paese, si può infangare la più alta rappresentanza istituzionale e dire stronzate sui rappresentanti del potere giudiziario, mentre al contempo si glorificano i mafiosi. Ci si può contraddire all’interno dello stesso partito, e si possono candidare operai solo perché per ora fanno notizia le morti sul lavoro. Ci si può presentare ai comizi vestiti da vichinghi, dicendo certe cose stavolta davvero da manicomio. E’ un paese dove stiamo andando a votare con una legge che nessuno voleva, pur di correre sul sentimento popolare anti-prodiano (per Berlusconi), e cercare di costruire questo finto bipolarismo dando un senso alle cose appena fatte (per Veltroni).

Insomma, permettetemi di essere un po’ spaesato. Cosa voterò? Non lo so. Magari riparliamone tra qualche giorno. E in privato, stavolta, magari…

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