Ancora sul Porto

Giusto per non dire che negli ultimi tempi abbia abbassato la guardia, nuovo capitolo nella lunga e complicata vicenda del porto di Trapani, che ho affrontato in questo lungo articolo apparso oggi su Ateneonline.


Autorità portuale, minacce di chiusura
Politici uniti contro lo scioglimento
Ieri pomeriggio un corteo di cittadini trapanesi e una raccolta firme per protestare contro la scelta di Bianchi. Lo scorso 29 agosto il Consiglio provinciale aveva firmato un’istanza per il mantenimento dell’Ente. Intesa bipartisan tra gli schieramenti contro il dicastero: “Citati dati errati, c’è una ‘congiura’ da parte di qualcuno che non vede di buon occhio la struttura”

 Non c’è proprio pace per il porto di Trapani e per l’Autorità portuale, l’ente che lo gestisce. Già nella bufera per quanto riguarda la sua istituzione, secondo un’indagine della magistratura possibile solo grazie a dei dati di transito appositamente “gonfiati”, nelle scorse settimane ha visto un provvedimento del Ministero delle Infrastrutture chiederne lo scioglimento. Dopo la risposta politica con un documento di protesta firmato dalla quasi totalità del Consiglio provinciale nella seduta del 29 agosto, ieri pomeriggio sono stati i cittadini trapanesi a sfilare per le vie della città in favore delle sorti del porto. Lo scioglimento dell’Autorità Portuale non è però dovuto alla sua istituzione illegittima, per cui è indagato il segretario dell’ente ed ex-comandante della Capitaneria di Porto Ignazio Agate, bensì per il mancato raggiungimento delle quote necessarie nel traffico merci nel triennio 2004-2006. E stavolta, centrodestra e centrosinistra sono uniti nel dire che c’è stato un errore nella comunicazione dei dati e che quindi, l’Autorità Portuale a Trapani deve rimanere, per permettere la tanto agognata rinascita economica della città.

Nuova bufera sui dati di transito. “Il Ministero ha chiesto questi dati alla Capitaneria di porto e non all’Autorità, perché quest’ultima tardava a comunicarli – chiarisce il consigliere provinciale della Margherita Pietro Savona – Le cifre riferite erano inaffidabili e approssimate, e il ritardo da parte dell’Autorità nel fornirle prima sottolinea ancora una volta la cattiva gestione dell’ente. Come centrosinistra ci stiamo muovendo presso il ministero per cercare di salvare l’istituzione, anche con un disegno di legge che rivede le quote richieste. È assurdo, ad esempio, che nel traffico non vengano contati i passeggeri”. Il centrosinistra ha cambiato idea sulla vicenda dell’Autorità Portuale, di cui aveva chiesto il commissariamento quando scoppiò il “caso Agate”? “No, – replica – la gestione è un’altra cosa. Noi vogliamo che l’ente rimanga”. Savona in consiglio provinciale aveva parlato di una “congiura”: “Ci sono ambienti palermitani che vogliono gestire gli interessi del porto di Trapani, e forse la cosa farebbe gola anche a qualche imprenditore trapanese,” accusa l’esponente diellino. Gli fa eco il consigliere Giuseppe Carpinteri, Udc: “Bisogna avere dei riscontri, per poter dire certe cose. È provato che ci siano stati errori nella trasmissione dei dati, ma i sospetti sul fatto che qualcuno non vede di buon occhio l’ente ci sono”. E a chi accusa il presidente della  Provincia d’Alì di voler mantenere l’Autorità Portuale solo per poter garantire le poltrone di personaggi a lui vicini politicamente? “Noi non chiediamo che vengano mantenute le poltrone, vogliamo mantenere l’Autorità. Se ci sono i presupposti perché venga commissariata, facciano pure. Poi – aggiunge il consigliere – è risaputo che D’Alì ha un rapporto di fiducia con l’attuale presidente Baroncini, visto che l’ha nominato lui, ma da quanto ha detto in consiglio gli interessa principalmente che rimanga l’ente”.

Un’unica Autorità per la provincia. Un’altra proposta ventilata negli scorsi mesi specie da parte del centrodestra (che ne chiese la progettazione al Presidente D’Alì) è stata quella dell’Autorità di sistema, che comprendesse i maggiori porti della provincia. Per Savona, “è fattibile se gli altri porti si vedono tutelati nei loro interessi e rappresentati”. Per Carpinteri, è naturale che rispetto a Trapani gli altri approdi abbiano un minimo ruolo di subalternità, “ma sarebbe una dipendenza meno dolorosa per la provincia rispetto alla dipendenza dal capoluogo di regione, Palermo”, come avverrebbe nel caso dello scioglimento dell’ente trapanese.

Gli altri problemi del porto. Per riprendere i lavori al porto, intanto, il Ministero delle infrastrutture ha nominato un consulente e ha avviato le pratiche per la valutazione dell’impatto ambientale, viste le dure critiche degli ambientalisti ai recenti lavori di smaltimento di alcuni fanghi inquinanti. E mentre prosegue l’inchiesta della magistratura, se l’esistenza dell’ente si basasse su dati non veri ricorda che molti cittadini chiederanno di mantere ugualmente l’ente, mentre carpinteri afferma che “allora andrebbe sciolto. Ma sarebbe una grossa perdita”.
Marco Rizzo (11 settembre 2007)

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