Tutto è male quel che finisce male

Da un mesetto pare che si siano sbloccate le procedure per i lavori al porto di Trapani, di cui ho ampliamente trattato in passato su queste pagine e non solo. Pare che l’ennesimo incontro delle autorità locali con esponenti del governo, alla ricerca di fondi e autorizzazioni, sia giunto a buon fine. Dopo avere interpellato i ministri dei Trasporti, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, forse si può scrivere la parola fine sulla saga dell’approdo trapanese. Forse. Perché le risposte di due ministeri su tre arriveranno tra altri due mesi. E perché viste le passate esperienze non si sa mai. Non solo perché il rischio infiltrazione mafiosa è lungi dall’essere rimosso, ma perché l’ottimismo degli amministratori (e non solo) riguardo l’ambito ritorno della Coppa America a Trapani sembra ingiustificato. Anche perché non solo gli acts si sono ridotti e Valencia sembra sempre in pole position, ma secondo certe voci il governo nazionale pare sia più intenzionato a sostenere la candidatura di altre sedi di colore politico più vicino. E per di più l’ente Autorità Portuale è ancora in bilico e il rischio ambientale rimane. Intanto, a Trapani, invece di interrogarsi sulle responsabilità politiche che hanno portato alle procedure d’emergenza dei lavori passati e quindi ai giochetti con appalti e forniture, si discute su dove è meglio mettere la statua del santo patrono…
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