Mafia Spa

Una promessa è una promessa, e questo è l’articolo che riguarda i lavori sospetti al porto di Trapani che prima ho pubblicato, poi ho tolto, poi ho promesso di pubblicare e che intanto si trova ben saldo sulla carta sul numero di maggio di L’Isola Possibile. La foto qui sopra è di Francesco Genovese.

Porto di Trapani: lavori sospetti

Se c’è stato un “pomo della discordia” nelle recenti elezioni a Trapani, questo è stato il porto della città e la sua complessa situazione attuale. Una situazione che si è congelata per il periodo elettorale ma che non ha mancato di continuare ad essere oggetto di dibattito.

Il 30 marzo scorso il ministero dell’Ambiente ha bocciato con un decreto le opere fatte nel 2005 per la Louis Vuitton Cup/Coppa America. Opere che per la loro modalità di svolgimento poco chiara, sia per quanto riguarda l’aggiudicazione degli appalti, sia per lo smaltimento di alcuni fanghi scavati dai fondali, avevano scatenato la sinistra e gli ambientalisti.

Massimo Fundarò, deputato dei Verdi, è intervenuto precisando per conto del Ministero che “non è vero che abbiamo bloccato i lavori. Li abbiamo trovati bloccati, semmai li faremo riprendere. L’esecutivo – prosegue il deputato – ha rilevato che le prescrizioni imposte nel 2005 dal governo Berlusconi non sono state rispettate”. Antonio D’Alì , presidente della Provincia e uomo forte di FI nel trapanese, sottolinea contraddizioni tra quanto detto da Fundarò pochi giorni prima della decisione del Ministero e quanto promesso, invece, da Antonio Di Pietro, ministro dei Trasporti. “Come parlamentare – afferma D’Alì – interrogherò il Ministro Pecoraro Scanio per avere risposte compiute a tutela degli interessi della città di Trapani e per sapere se vi siano state le solite inaccettabili intromissioni da parte di personaggi della politica locale finalizzate a dissipare risultati faticosamente conseguiti e a mettere in difficoltà le istituzioni e quanti operano al loro fianco”.

Le polemiche sui fanghi inquinanti.
Massimo Fundarò, il 13 aprile, afferma di essersi attivato per nominare un commissario ad acta come supervisore dei lavori, quando riprenderanno. Esattamente la stessa richiesta che Cai (Club alpino italiano) e Legambiente avevano avanzato a Di Pietro il 20 luglio 2006. Le associazioni ambientaliste avevano condotto una battaglia con l’Autorità portuale sulla presunta nocività dei fanghi scavati dal fondo. Il presidente dell’Autorità, Emilio Baroncini, lamentando in una nota l’atteggiamento poco costruttivo delle associazioni ambientaliste, condannava il fatto che queste non avevano tenuto in alcuna considerazione le ultime valutazioni dei periti sui fanghi, che ne escludevano la pericolosità. Il Wwf, d’altro canto, rispondeva che anche se la perizia condotta dalla magistratura ha accertato che il materiale accumulato nel cantiere non è nocivo, può risultare pericoloso a causa della miscelazione fra i sedimenti marini inquinati dovuta alla mancata applicazione delle corrette procedure di smaltimento. Tra questi diversi tipi di idrocarburi alcuni sono tossici o cancerogeni.

L’attuale ministero dell’Ambiente, dunque, pone fine al balletto delle perizie, affermando che “le opere sono state realizzate violando procedure e causando gravi danni all’ambiente”, rischiando un grosso impatto sulla vicina riserva naturale delle Saline di Trapani. Il governo chiede, quindi, degli interventi sull’impatto ambientale, che, secondo il presidente dell’Autorità portuale, “costeranno più di un milione di euro”. Le richieste del Ministero, per Emilio Barboncini, “rimettono in gioco il piano regolatore del porto che stavamo predisponendo ed anche il porto turistico, richiedendo tempi molto lunghi”.

Gli appalti manovrati. Negli ultimi mesi i lavori al porto di Trapani sono tornati agli onori della cronaca dopo i risultati dell’inchiesta “Mafia e appalti”, che ha portato all’arresto del noto politico locale Bartolo Pellegrino, leader di Nuova Sicilia. Tra gli imprenditori coinvolti, alcuni dei quali già arrestati nel 2005, Vincenzo Mannina, proprietario di una ditta di calcestruzzi che porta il suo nome, e Nino Birrittella, che hanno partecipato ai lavori del porto. Vista l’urgenza delle opere, che altrimenti avrebbero perso alcuni finanziamenti (portando al pagamento di alcune penali) e non sarebbero stati pronti in tempo per la prestigiosa gara velistica, i lavori sono stati appaltati e condotti secondo le procedure d’urgenza della Protezione Civile. La Calcestruzzi Ericina, requisita al boss Virga, quando era ancora sotto il controllo dello Stato, venne sostenuta dall’ex-prefetto Fulvio Sodano perché venisse preferita al concorrente principale (lo stesso Mannina) e alle altre imprese in odore di mafia, dato che risultava anche più conveniente nelle gare d’appalto. Ma secondo l’ex prefetto il senatore D’Alì, nella qualità di promotore della Louis Vuitton Cup a Trapani, avrebbe spinto a favore della ditta di Vincenzo Mannina (cosa poi negata dal politico), stando a quanto ha scritto L’Espresso nel dicembre 2005. Sodano, pochi mesi dopo, sarebbe stato trasferito da Trapani. L’ex prefetto avrebbe denunciato il sospetto sulle motivazioni ambigue del suo trasferimento nella puntata di Anno Zero andata in onda il 5 ottobre 2007, venendo querelato poi da D’Alì per diffamazione. Già al tempo di quei lavori venne coinvolto Francesco Nasca, allora responsabile dei beni confiscati, anch’egli arrestato nella recente inchiesta “Mafia e appalti”, che ha permesso a Mannina di risolvere il problema della concorrenza acquistando la Calcestruzzi Ericina ad un prezzo più basso del dovuto. Come persona informata dei fatti era stata coinvolto nell’inchiesta anche Mario Buscaino, candidato a sindaco del centrosinistra, sconfitto di misura, che ha precisato più volte di avere chiarito con i magistrati. Difficile quantificare il peso effettivo dell’avviso di garanzia ricevuto sulla sconfitta dell’architetto (e del centrosinistra trapanese tutto). Le inchieste però, pare non abbiano offuscato agli occhi dei trapanesi il peso della Louis Vuitton Cup: i cittadini hanno premiato con un 64,72% delle preferenze il sindaco uscente Mimmo Fazio, principale promotore dell’iniziativa insieme a D’Alì, che dei lavori al porto aveva fatto un personale cavallo di battaglia.

I problemi sulla gestione del porto.
Anche l’Autorità portuale trapanese è stata coinvolta in numerose polemiche negli ultimi mesi, dovute alla dubbia legittimità della sua istituzione. Secondo le indagini i dati sulla merce in transito forniti dal ministero delle Infrastrutture nel 2003 erano stati “gonfiati” dall’allora comandante della capitaneria di Porto, Ignazio Agate (oggi segretario dell’Autorità), per permettere l’istituzione dell’ente. Secondo la legge, la richiesta può avvenire solo se per tre anni consecutivi il volume di merci in transito supera i tre milioni di tonnellate. Stando a quanto dice l’attuale presidente, Emilio Baroncini, i dati più recenti coincidono con i parametri indicati dal ministero. Nel triennio 2003-2005, si parla infatti di più di 2.500.000 tonnellate per il primo anno e 3.300.000 due anni dopo, mettendo al sicuro l’istituzione nel caso dovessero essere messi in dubbio gli ultimi dati. E mentre la destra propone un’Autorità di sistema che unisca i vari porti della Provincia, da sinistra arriva la proposta di commissariamento. Baroncini accusa il consigliere provinciale della Margherita Pietro Savona di proporre il “commissariamento come formula per mettere a capo dell’Autorità una persona dello stesso colore politico dell’attuale ministro e anche di Savona”. Quest’ultimo risponde che “prima di dire queste cose Baroncini dovrebbe riflettere visto che anche il suo ruolo è di natura politica, ammesso e non concesso che le nostre intenzioni siano veramente quelle di cui ci accusa”.

Mentre Baroncini riconteggia i dati garantendo accuratezza, e in questi giorni si delinea il nuovo consiglio comunale, si attende il ritorno alla normalità e al confronto delle proposte per salvare l’ente.

Marco Rizzo

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