Fa le cose che sa fare un sequel

Ho visto già due volte Spiderman 3, e credo che stavolta mi fermerò qui (almeno al cinema). Mi è piaciuto moltissimo. Devo ancora assimilarlo e sviluppare un giudizio articolato, ma il parere è positivo. Come il primo e come il secondo film, c’è un crescendo. Un climax che non porta solo alle conclusioni dei (pochi) nodi in sospeso, ma che si trova anche nella qualità. Dal punto di vista grafico, il film è indubitabilmente una gioia per gli occhi. Le scene con svolazzamenti e combattimenti aerei vari, nonostante potessero sembrare viste e riviste dopo i primi due film, stavolta sono ancora più spettacolari, tra blocchi di cemento, gru, tubi e alianti.

Da questo punto di vista è interessante notare come uno dei migliori attori coinvolti nel ruolo di contorno, quel Thomas Hayden Church indimenticabile in Sideways, abbia il momento emotivamente più spettacolare, a mio parere, quando si limita a prestare i movimenti all’alter ego Uomo Sabbia nel momento in cui viene creato. A proposito di personaggi, peccato che la mia adorata Gwen sia stata rappresentata come un’ochetta svampita, piuttosto che come la ragazza dolce, positiva e intelligente dei fumetti d’antan da cui proviene, per certi versi sminuendone l’importanza nel cosmo ragnesco (vedi sopra) con un trattamento poco rispettoso. Forse poi, sarebbe stato il caso di spiegare con una semplice battuta (“Il simbionte ha replicato i tuoi poteri e i tuoi ricordi e li ha dati a me!Bwahahah!”) come Venom ottiene i suoi poteri.

Ma queste sono riflessioni da vero nerd, in realtà il film è ben calibrato e soprattutto divertente, gestendo bene gli spazi dei numerosi personaggi, alternando scene per tutti i gusti. E’ chiaro che un blockbuster come questo è indirizzato alle più varie fasce di target (e questo ne spiega in parte il successo) e non può non basarsi in alcune scene su coincidenze (quella del camion di sabbia e quella della chiesa, per intenderci), come spesso succede nell’entertainment più leggero, e i fumetti di supereroi ce l’hanno insegnato bene. Riguardo al target, ecco quindi battute un po’ sciocche e mazzate a go-go per i più piccoli, tormenti di coppia per i teen agers, dialoghi esistenziali e umorismo un pelino più raffinato ma sempre un po’ slapstick per i più grandicelli (vedi la scena al ristorante con Bruce Campbell) etc. E ovviamente, Spider-Man 3 è un filmone americano ad uso e consumo sopratutto degli americani, comprensibili e quasi perdonabili i continui richiami all’essere Newyorkese, la scenona con la bandiera a stella e strisce e l’apparizione di un numero imbarazzante di membri delle forze dell’ordine. Se tutto questo permette comunque che il film resti godibile e divertente, con magari qualche intelligente sermoncino di Zia May (io ci ho letto un messaggio contro la pena di morte) non proprio da cowboy… ben venga.

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4 thoughts on “Fa le cose che sa fare un sequel

  1. Anche a me il film è piaciuto molto, ma lo spreco del personaggio di Gwen Stacy grida ancora vendetta.Comunque.Scrivo per segnalarti l’uscita del nuovo album di Polly Paulusma, titolo “Fingers & Thumbs” :)Ciao!-Brendon

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