La riscoperta dell’acqua calda

Quel bravo giornalista avido di minacce e di gomme bucate di Marco Rizzo, non l’aveva mica nascosto, andando a recuperare anche i resoconti della Commissione Parlamentare Antimafia di Nichi Vendola. Vi ricordate? Della serie “scopriamo l’acqua calda”.
Qualche giorno fa, approfitta di un’ansa col rapporto della Dia per scrivere, fuori dalla nicchia del suo blog, un pezzo “ufficiale” (ovviamente limato da chi di dovere…).

“Insospettabili” proteggono il boss
Messina Denaro controlla il Trapanese

Matteo Messina Denaro, il boss che ama le belle donne e le macchine costose, tiene il polso fermo sui quattro mandamenti di Trapani, Alcamo, Mazara e Castelvetrano. Secondo il rapporto della Direzione investigativa antimafia, resta una grossa infiltrazione mafiosa nell’amministrazione

Trapani nelle mani della mafia, per la precisione in quelle sporche di sangue di Matteo Messina Denaro. Secondo un rapporto della Direzione investigativa antimafia sull’azione di Cosa nostra nel trapanese, il boss “è protetto da insospettabili” secondo i quali favorire la criminalità organizzata “è un comportamento dovuto”. A Trapani come negli altri mandamenti della provincia (Castelvetrano, Alcamo e Mazara), la mafia “continua a mantenere un penetrante controllo nel territorio e a riscuotere consensi tra l’opinione pubblica”. Questo “nonostante la pesante azione repressiva dello Stato ha disarticolato gli organigrammi interni delle cosche”, si legge nella relazione. La Dia sottolinea che permangono forti infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni della provincia.

Messina Denaro, latitante da 13 anni, ha creato intorno a sé un alone di mistero. Il suo amore per le belle donne, le auto di grossa cilindrata e i videogames, ha fornito a questo assassino un’aura che ricorda il giovane boss Michael Corleone interpretato da Al Pacino ne “Il Padrino”. Soprannominato “Diabolik” per la sua passione per il personaggio dei fumetti, ha seguito le orme di Vincenzo Virga dopo la sua cattura, diventando leader delle cosche del trapanese. Adesso contende a Salvatore Lo Piccolo il ruolo di erede di Bernardo Provenzano, che nei “pizzini” lo chiamava “nipote”. Messina Denaro è noto anche per efferatezze degne di una fiction, come impiccagioni, soggiorni in ville esotiche e sepolture di cadaveri scomodi nel cemento. Il livello di profondità del controllo del giovane boss sul trapanese era stato sottolineato già nel 1998 in un’inchiesta della Commissione parlamentare antimafia curata dall’allora vicepresidente Nichi Vendola.

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