Animal SuperMan

La notizia di Grant Morrison su una nuova serie di Superman, quando iniziò a circolare un annetto fa, mi riportò alla mente una delle più grandi mangiate di mani nella mia vita di appassionato di fumetti, ossia quando nel 2000 Grant rivelò che insieme a Mark Millar, Mark Waid e Tom Peyer avevano proposto l’anno prima una sconvolgente revisione delle testate dell’uomo d’acciaio, di cui i quattro iconoclasti autori avrebbero preso le redini. La proposta risultava così sconvolgente che i piani alti della DC la rifiutarono in toto. Tutto sommato ci finì bene, visto che arrivarono i cicli di Loeb & McGuinnes e Kelly & Kano, che ci hanno regalato perle come Action Comics #775 (con una contrapposizione non troppo velata tra l’eroe tutto d’un pezzo e quelli cinici e violenti à la Authority) e il ritorno di personaggi e situazioni Silver Age.
Morrison, invece, come prevedibile sarebbe stato tra gli eccellenti quattro rifiutati quello che più avrebbe osato. Il paradosso, però, è che quello che l’autore di Invisibles proponeva non era poi così insensato, seppure forse effettivamente un po’ estremo per un personaggio che in quel periodo cercava di catturare un pubblico giovane e poco avvezzo a sviluppi cervellotici.


Per Morrison, Superman è Gesù. O meglio, verrebbe visto dalla gente comune, come un tizio che vola sopra le nostre teste, che predica il bene, compie miracoli, ed è pure morto e risorto. Martha Kent ha partorito per immacolata concezione (aliena intercessione), la S sul petto è composta da i due pesci che nuotano l’uno contro l’altro, icona della tradizione ebraica. Alcune delle tesi di Morrison sono certamente esagerate, per non dire forzate, ma di certo molto raramente questo aspetto è stato approfondito come si deve (anche ai tempi della “Morte di Superman“), e sopratutto non è stato approfondito da un genio come Morrison.


Parliamoci chiaro: io ADORO Grant Morrison. Non riesco ad essere imparziale o razionale con lui. Lo trovo uno degli scrittori migliori di questo secolo, un visionario furbacchione drogato che pretende lo sforzo del lettore persino nei dialoghi (apparentemente insensati, spesso tra l’enigma e il gioco linguistico) dimostrandogli rispetto reputandolo intelligente. Condividiamo la passione per certi generi e certe tematiche, ed è un maestro assoluto nel “metafumetto” e nell’improvvisazione di trame su lunga gittata (basta vedere Animal Man). Poi ha quell’atteggiamento da rockstar arrogante e spaccona che lo rende ancora più affascinante e fidelizza il lettore.


Con aspettative talmente alte (e aspettative altrettanto alte su Frank Quitely, altro genio fumettistico) ho letto All Star Superman #1, la serie dove è stato permessa finalmente carta bianca al genio scozzese sul personaggio più iconico del mondo del fumetto.
E Grant si è mosso con rispetto spiazzando tutti. Riporta Clark Kent ad una dimensione dove tutto è più naif, Luthor è male assoluto, Lois è determinazione, Clark è imbranataggine. Lois non sa ancora che Superman è Clark Kent, e l’Azzurrone è maestoso e potente, merito anche dei disegni di Quitely a metà tra l’eleganza di Neal Adams e la stilizzazione di Bruce Timm, quindi nato per disegnare Superman.
Ma io, che avevo seguito le elucubrazioni di Morrison sul concetto Superman-Gesù, mi sono trovato spiazzato dal fatto che invece Morrison aveva preso un’altra strada (almeno per questo primo numero): il recupero della naiveté silver age che tanto adoro (e che tanto sto apprezando sugli Showcase). Unite concetti semplici (“il nuovo potere di Superman”, “la bomba umana”, “la vendetta di Luthor”) tipici di un intero filone storico-narrativo e rielaborateli in Morrison-style. Viene fuori che quei concetti sono ancora validi, che quelle idee sono ancora percorribili, che forse l’autentico Superman è questo. Dalla Silver Age Morrison non prende i personaggi come ha fatto Loeb (una maniera se vogliamo dire semplicistica di omaggiare il passato), ma prende la Silver Age stessa nella sua essenza pura, e ci gioca in chiave postmoderna.


L’altro ieri ho letto All Star Superman, e la stessa notte ho visto il trailer del promettente Superman Returns di Bryan Singer. Breve ma intenso, folgorante ed emozionante.
La mattina dopo mi è venuto spontaneo prendere dal cassetto la t-shirt di Superman.
In momenti come questi sono felice di essere un lettore di fumetti.


PS: altri pensieri di Morrison su Superman, direttamente dalla sua bocca, li trovate qua.
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2 pensieri su “Animal SuperMan

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