Deogratias

Pubblico qui prima che su ComicUs.it questa recensione di un ottimo fumetto, suggeritomi da Giovanni Di Gregorio, amico, collega e fan #1 di Brad Barron.

Deogratias (ed. Stampa Alternativa, bross. 74 pagg, col., 12 €) testi e disegni di Jean-Philippe Stassen

Un milione di morti, due milioni e mezzo di profughi. Uno dei più atroci massacri del ‘900, una delle sanguinose eredità del colonialismo, un disastro umanitario.
Nel ’94, in Ruanda, un’estate torrida faceva da sfondo agli scontri tra due “etnie”, gli Hutu e i Tutsi. La divisione in etnie era stata data dai coloni belgi e francesi, basandosi solo su caratteristiche somatiche, disturbando la quiete di una nazione che fino ad allora non conosceva questo tipo di divisioni. Una campagna d’odio gestita non si sa ancora da chi, tramite i mass media Hutu, culminò nel misterioso omicidio del presidente Juvenal Habyarimana, la cui colpa ricadde sui Tutsi. Diffusasi la notizia dell’assassinio, l’inizio degli scontri. Villaggi bruciati, stupri, massacri a colpi di machete… mentre dalle verande d’occidente si stava a guardare e l’Onu veniva costretto all’immobilismo.

Deogratias è un povero bambino Hutu, che si innamora di Apollinaire, figlia di una prostituta Tutsi e di un missionario francese. Rifiutato dalla ragazza, flirta con la sorella Benigne, la quale si innamora del ragazzo. Una storia d’amore “qualunque” si arricchisce di comprimari e si muove tra i flashback, mentre andando verso la fine del volume aleggia sempre di più l’ombra del massacro, che ci porta infine a comprendere lo stato di Deogratias, il suo ruolo in quei mesi terribili, e gli abissi di follia che circondano il personaggio.
Non è, come si può vedere, un approfondimento giornalistico su quei terribili giorni, a causa della scelta dell’autore, Jean Philippe Stassen, di concentrarsi sulle vicende di gente comune (o quasi), individui che vengono sfiorati o calpestati dalla Storia, diventandone vittime e sacrificando le loro piccole, individuali, meno importanti storie di vita. Stassen innalza di rango invece queste storie di vita comune e fa passare in sottofondo la Storia con la S maiuscola, usando riferimenti precisi (nell’ambientazione, ma anche nelle parole pronunciate alla radio) e calandoci perfettamente nel setting. I testi sono asciutti, i silenzi sono inquietanti, il sogno si mescola alle visioni di follia e ad una realtà da ripudiare.
Le espressioni dei personaggi vengono modulate attraverso un tratto morbido, essenziale, tra la linea chiara classica e l’underground americano, colorato ottimamente.
Peccato che questa edizione riduce di molto il formato originale delle tavole e, a causa della carta, le scurisce (rendendo difficoltosa la lettura delle pagine dai colori più scuri). Ma probabilmente non avremmo potuto vedere in un’altro modo in Italia questa perla edita oltralpe da Dupuis nella collana Aire Libre (la stessa de Il Fotografo e di altri fumetti di denuncia e sperimentali).

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