Le "Ultrazie"

Si, lo so, dovrei studiare o lavorare, ma sentivo l’esigenza di condividere subito l’assurdità che mi è venuta a trovare in sogno stanotte.
Avete presente le ultrazie? Sono quelle zie di grado imprecisato (superiori al secondo, quindi ultragrado), parenti di parenti, che incontrate solo ai matrimoni di cugini di grado ancora più imprecisato a cui vi recate solo per assalire il buffet e fare i gradassi coi camerieri. Quelle zie che vivono in provincia, che vedete a intervalli regolare di tre o quattro anni, di cui non sapete NULLA. A malapena vi ricordate come si chiamano (anche se, percorrendo l’albero genealogico, è probabile che si chiamino Maria, Rosa, o varie combinazioni dei due nomi), il grado e il lato di parentela, ma loro di voi sanno TUTTO. Sanno tutto della vostra vita sentimentale, della carriera, degli studi. Non le vedete da anni, e poi se ne spuntano con cose tipo “Ah, ho saputo che tu e Francesca vi siete lasciati. Che peccato, era una così brava ragazza!” [non l’aveva mai vista… almeno voi credete]. Vi chiedete come faccia a sapere queste cose (e a ricordarsele, visto che risalgono a anni e anni prima… pure voi l’avete dimenticato), un’ottantenne che passa la vita a guardare Rete 4 e spolverare la foto dell’ultrazio (le Ultrazie, solitamente, diventano vedove intorno ai 40 anni), e cercate di indagare, ricostruendo quel dannato albero genealogico che sembra ormai una rete di contatti della mafia cinese. L’Ultrazia vi riempie di complimenti, anche se siete dei fancazzisti. E’ la personificazione cicciona, miope e malvestita dell’affetto, e il massimo commento cattivo che può farvi è “ti trovo dimagrito/ti trovo ingrassato”. L’Ultrazia fa regali in busta, buste ricamate in filigrana d’oro, che valgono quasi più del contenuto. Ogni volta che vi vede, vuole sapere cos’è internet, come funziona, se è vero che si prendono le malattie (i virus). Ed è meglio parlare e straparlare, che evitare che attacchino a raccontarvi l’ultimo interessante caso della Sig.ra Fletcher che inevitabilmente le porterà a ricordi di gioventù (sebbene la sig.ra Fletcher sia un po’ il Jim Morrison, il Kerouac e il Cristo delle vecchie Ultrazie). E mai, dico mai, fare bere le Ultrazie, visto che si rischia di sentirsele accanto, al 5° o 6° bicchiere di vino, fare battutine a sfondo erotico che altro non sono che rigurgiti di una sessualità repressa.
Stanotte ho sognato che a un matrimonio di un imprecisato cugino venivo assalito da delle Ultrazie, decine e decine di ultrazie, un tripudio di lunghi tailleur azzurri, rosa e neri (tanti neri), di collane di perle (ogni perla è un planetoide) e profumi al gelsomino e borotalco, che mi pestavano con le loro borsette per poi spiccare il volo come tanti supereroi, pugno in alto e sguardo deciso verso l’infinito.

PS: le signore della foto in alto non sono mie parenti, la foto l’ho trovate in rete. Giuro!

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Un pensiero su “Le "Ultrazie"

  1. è incredibile, è tutto vero, e ho rabbrividito alla descrizione di quando si ubriacano, in effetti sono davvero una razza a parte, magari ci controllano tutte insieme, e covano chissà quali piani segreti…

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