Quo vadis, Baby?

Visto ieri. Una sorta di riscaldamento a Sin City. Si trattava di uno spettacolo in mattinata per noi studenti di Scienze delle Comunicazioni, con il regista e le protagoniste presenti.
Con qualche aggiustatina, ecco la recensione scritta per l’Università…

Gabriele Salvatores si riconferma uno dei più grandi sperimentatori del cinema italiano. Aveva già osato in passato con la fantascienza di Nirvana e adesso il regista esplora con questo film il noir, genere fin troppo ignorato dai nostri autori.
Salvatores prende spunto da un recente libro di una scrittrice italiana per raccontare la storia di due sorelle, Ada e Giorgia. La prima vuole fare l’attrice, fugge dal padre dispotico (il palermitano Burruana) e cerca il successo a Roma. La seconda si trova a dividere col serioso “Capitano” (il padre, appunto) un’agenzia investigativa. Ma Ada si suicida e a sedici anni di distanza, complice delle vecchie videocassette in cui la ragazza si confessa, il suo ricordo irrompe nuovamente nella vita della sorella investigatrice, interrompendo la routine a cui era abituata. Giorgia non è convinta del suicidio di Ada, e scopre che nella sua vita a Roma, a causa degli insuccessi professionali e delle delusioni della vita, la giovane aspirante attrice vive una vita convulsa e inquieta, tra droga, alcool e frequentazioni con un misterioso “A.”. Nel suo percorso nella ricerca della verità Giorgia viene aiutata dal giovane assistente, da un amico commissario e da Andrea (Gigio Alberti), sua nuova fiamma. Ma nonostante scoperte importanti, la verità viene negata alla protagonista, con una sequenza finale che rende lo spettatore ancora più partecipe del film. Un bel piano sequenza rivelatore quasi metacinematografico.
Peccato per il buco nella sceneggiatura (almeno questo mi è sembrato)…chi diavolo è Aldo???
Salvatores usa indubbiamente i classici cliché dei film e dei romanzi noir come le tante sigarette, gli appostamenti, i dialoghi secchi e taglienti, la boxe e i locali malfamati (ma non le pistole, forse perché fuori luogo). Ma il calare queste caratteristiche nel contesto di Bologna, con ambienti e personaggi tipicamente italiani, dona all’insieme un sapore inedito. Così come attualissima ed inedita è la psicologia della protagonista, che si finge eroina tutta d’un pezzo per nascondere dubbi e debolezze. Dai maestri del noir e del thriller il regista prende i piani sequenza e i primissimi piani, dimostrandosi ancora una volta sapiente conoscitore del medium. Ottime prove degli attori: intensa la Baraldi, eccellente Burruana, Alberti sempre sottovalutato. E intrigante la colonna sonora, con classici rock italiani e stranieri degli anni ’70, caratterizzanti della generazione a cui appartengono i protagonisti (e lo stesso Salvatores).

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