Brad Barron, i pop corn e un viaggio a Milano

A Novembre sono stato a Milano come tappa del tour promozionale del Jack Kirby Tribute Book. Ad ospitare me e il prode Daniele Tomasi la gentilissima famiglia Faraci, che ci ha evitato situazioni da Toto’ e Peppino. Tito è venuto a prenderci in una piazza di cui (ovviamente) non ricordo il nome e lo abbiamo seguito nel suo studio da dove doveva mandare alcuni fax. E’ stato lì che per la prima volta ho avuto finalmente occasione di vedere con i miei occhi quel personaggio, ancora senza nome, di cui tanto il buon Faraci mi aveva parlato nei mesi precedenti. In mezzo al caos della scrivania di Tito (sembrava ci fosse passata una squadriglia di dischi volanti) si intravedevano lembi di tavole, fax, pagine di sceneggiatura. Inevitabilmente l’occhio c’è caduto su. Un po’ per sete giornalistica, ma soprattutto per quella sete da nerd curioso che supera di gran lunga il mio io reporter. Appena Tito ha notato gli occhi miei e di Daniele precipitare su quelle tavole ricche di alieni, armi laser e dischi volanti ci ha tolto da sotto il naso le tavole per poi farcele vederecon calma, impietosito, spiegandocele quanto bastava da farci sbavare (non sulle tavole!)… quindi spiegando ben poco! Io e Daniele, grandi appassionati di fantascienza classica (basta vedere il nostro progetto TUMorrow, che si spera dopo un paio di false partenze possa presto vedere la luce), pendevamo dalle labbra dello sceneggiatore più premiato degli ultimi anni. Ero incantato da una splendida tavola, appena giunta via fax, firmata da Max Avogadro (che tra l’altro si vede tra le immagini del dossier dell’ultimo Fumo di China in edicola) con un mostro tentacolare davanti un Brad pronto all’azione, che mi sembrava tanto americana, tanto cinematografica, molto poco Bonelli.
A casa di Tito c’erano altre immagini di Brad appese ai muri e sui tavoli. Daniele non ha potuto non omaggiare la famiglia Faraci, prima di partire, con uno splendito disegno con Brad e TUMorrow spalla a spalla, armi in mano, a cui ho aggiunto la scritta “F.B.A.I. – Fighting Back Alien Invasion”.
Oggi ho letto il primo numero di Brad Barron, dopo aver curato lo speciale attualmente in linea su ComicUS, il dossier sul nostro Yearbook, dopo aver sentito varie volte Tito al telefono parlare delle ansie sulla ricezione del personaggio, sui nostri comuni gusti su quella classica sci-fi, sui temi ancora validi, a distanza di più di cinquant’anni, della fantascienza pulp e su un ritorno alle tematiche classiche in maniera più o meno postmoderna.
Brad Barron #1 è una lettura divertente, scorrevole ed emozionante. Il personaggio è cool, è un eroe vecchio stampo, come ce n’è bisogno. E’ un grosso Elseworld: cosa sarebbe successo se in Bonelli avessero dovuto inventare un nuovo personaggio se non fosse mai esistita la deviazione Dilandogiana. La risposta è Brad Barron. I disegni di Brindisi sono magnifici, gli alieni sono convincenti, nella loro malignità che non concepisce lo spirito umano con le sue contraddizioni. Il flashback che spiega tutto non è forzato. Non mancano, ovvio, le strizzatine d’occhio ai cliché Bonelliani classici (“La malora!” invece di “Peste” o “Giuda ballerino”) ne agli appassionati di fumetto in genere (“L’Eternauta” sarà un riferimento che perseguiterà Tito).
Ma mi sono emozionato, come un ragazzino dai calzoni corti che negli anni ’50 entra in una buia sala cinematografica, accompagnato dallo zio Tito, con un grosso scatolone di pop corn e tanta voglia di divertirsi.

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