Sotto le coperte…

Quest’anno, come di consueto, mi sono fatto un regalo di Natale.

I regali si fanno a chi si vuole bene, no? io mi voglio bene, e sono certo che mi ricambio, quindi ho volentieri accettato Blankets.

Ne ho sentito parlare in toni davvero entusiastici nell’anno passato, da gente che solitamente ha miei stessi gusti (vero, Cris?) e c’azzecca…

Ero infatti scettico che un racconto intimista/autobiografico potesse piacermi date le mie preferenze per Supereroi, Fantascienza e Noir, sebbene negli ultimi mesi stavo pensando a scrivere proprio qualcosa di realistico-intimistico per un’amica disegnatrice bolognese.

E invece questo mite giovanotto americano, che ho avuto il piacere di incontrare e intervistare a Lucca (grazie Omar), mi ha stupito e conquistato.

Blankets è la storia di Craig (Thompson), della sua infanzia e della sua adolescenza (in particolare) da diverso tra i diversi, da persona non allineata ma tesa, ricca, strabordante di emozioni e passioni limitate da un mondo che lo circonda troppo bigotto, troppo indietro. E’ l’America delle Chiese, delle certezze assolute, dei dogmi e dei pregiudizi, degli appuntamenti imperdibili e delle apparenze impeccabili. Craig si trova fuoriposto: si sforza di entrare in quel mondo, esagerando (pensa addirittura di farsi prete)… ma come avviene nella vita di ogni uomo, una ragazza, Raina, bella ma triste, lo porta a scoprire se stesso e l’amore. Finchè… finchè questa storia non si conclude per “problemi di adattamento”, per dirla in maniera semplicistica per non rovinarvi una delle sequenze più belle del libro, nel caso non l’aveste letto. Raina, la Musa, sembrava non avrebbe mai lasciato i pensieri di Craig, e forse, nonostante i saluti e le frasi di circostanza, è così.

Craig usa il medium fumetto con una naturalezza sconvolgente: deforma le vignette e le figure ma lascia intatta la leggibilità, non permettendo all’occhio di distrarsi o di sentirsi frastornato dal tratto a tratti dolce, a tratti caricaturale, e poi sensuale, aggressivo, artistico, psichedelico, visionario.

Blankets andrebbe letto tutto d’un fiato. Io l’ho letto in due parti. Poco più della metà sul bus che mi ha riportato a Trapani per le festività natalizie. Solitamente evito letture “impegnative” in quel viaggio: la strada è tutt’altro che dritta, è spesso pienissimo, le poltrone sono scomode. Ma non riuscivo a fermarmi, una volta iniziato, complice un certo coinvolgimento personale: l’esperienza di Craig nel mondo cattolico mi ha ricordato la mia… [che censuro] … fino al raggiungimento dell’autocoscienza 🙂 (o almeno così chiamo la mia svolta laica). La seconda parte l’ho letta una volta a casa, di sera, a letto. Filava liscia e piacevole come una coperta (=blanket!) e nella storia d’amore con Raina non è difficile da trovare similitudini con qualsiasi storia d’amore che abbiamo vissuto. Anzi, un po’ mi stupiva quella castità: sembrava una storia d’amore d’altri tempi (e forse, visti i tempi che corrono, è così), quasi fiabesca, destinata al lieto fine. Ma non è stato così: avevo dimenticato che fosse un racconto autobiografico, quindi più realistico che mai, più vivo che mai.

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4 pensieri su “Sotto le coperte…

  1. compare che bella recensione…complimenti pare viva!!!ora passo da te e ti scrocco blankets!!!!e poi magari ne parliamo,e ti dico la mia quale comune lettore. ti abbraccio forte!

  2. Bell’opera – anche se è stata accolta con fin troppa enfasi, non credo sia un capolavoro come invece è stata sponsorizzata. Però così ha avuto un risalto anche fuori l’ambiente, il che è sempre un bene.Ettore

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